La difesa del manico di Bologna, “Mi giudichino in Danimarca”

cesarin robert tivadar poliziaL’agente della squadra mobile emiliana, a Copenaghen per seguire l’esecuzione del mandato d’arresto, riferisce le reazioni e la difesa del giovane accusato di aggressioni sessuali a Bologna. Sulla sciarpa che lo identifica nei fotogrammi dei pedinamenti ha detto di non sapere nulla. E all’udienza ha negato il suo assenso per il trasferimento in Italia: “Mi fido solo dei giudici danesi”

Bologna, 3 febbraio 2014 – Cesarin Tivadar, il ragazzo arrestato in Danimarca con l’accusa di essere il responsabile di due aggressioni a sfondo sessuale a Bologna, ha ammesso di avere diverse sciarpe, ma quando gli è stato ribattuto che aveva capito di quale sciarpa gli si chiedesse conto, ha risposto che non sapeva “dove fosse finita”. La sciarpa è quella bianca che appare con chiarezza nei fotogrammi dei pedinamenti alle vittime estrapolati dalle telecamere di Bologna, dove si vede una persona, poi identificata con il romeno di 26 anni arrestato il 30 gennaio.

Il dialogo, informale, è avvenuto con il poliziotto della squadra mobile emiliana che è andato a Copenaghen a seguire l’esecuzione del mandato d’arresto. Il poliziotto è stato sentito a verbale dal procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, per capire come siano andate le cose nella capitale danese, dove tutt’ora l’indagato si trova in carcere, in attesa del trasferimento in Italia. Il poliziotto ha riferito anche che, al momento dell’arresto, quando lo hanno raggiunto in uno studentato, Tivadar è rimasto impassibile. Quando i poliziotti hanno domandato se si fosse reso conto del motivo del mandato, ha risposto che non capiva perchè si trovassero lì.

La sciarpa di cui è stato chiesto all’arrestato è un indumento che non è stato trovato. La madre, sentita dagli inquirenti, aveva detto di avergliene fatta una simile, con le proprie mani. In casa della donna a Bologna erano invece stati trovati cappotto e stivaletti scuri, di cui avevano riferito le vittime.

In Danimarca, sempre secondo quanto riferito dal poliziotto, Tivadar ha chiesto se in Italia il suo nome fosse finito sui giornali e, di fronte a risposta affermativa, è apparso preoccupato per il fatto di non poter tornare a Bologna. A Copenaghen, ha spiegato poi nell’udienza di convalida, si trova per un master biennale post-laurea in Turismo, cominciato a settembre 2013. Ha detto di essere stato a Bologna durante le feste e che nella città emiliana risiede la madre. Quando gli è stato chiesto conto del contenuto del mandato d’arresto (è accusato di violenza sessuale e lesioni), non ha però risposto nulla.

Fonte: La Repubblica

Leggi anche:
”Uomo straniero con occhi di ghiaccio”, il maniaco di Bologna ha nuovi identikit – GUARDA E CONDIVIDI
Caccia al maniaco di Bologna, due nomi in mano a polizia e pm
Caccia al maniaco di Bologna, “ci sono le foto ma non si vede il volto”
Inchiodato il molestatore seriale di Bologna, vicini alla svolta
Maniaco seriale di Bologna: l’arrestato si chiama Cezarin Robert Tidavar
Belloccio, elegante, istruito: ecco chi è il molestatore di Bologna
Maniaco di Bologna, la mamma in lacrime lo incastra: “Riconosco i vestiti”