Incinta a 19 anni, la condanna a morte del clan: strangolata e buttata in un pozzo

Foto: gundem.milliyet.com.tr
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Ankara, 3 febbraio 2014 – Condannata dal clan per averne macchiato l’onore, strangolata e gettata in un pozzo, con in grembo un bimbo di piu’ di 8 mesi: e’ l’agghiacciante storia di Hacer, 19 anni, una ragazza turca che fino a pochi mesi fa viveva con la famiglia in un villaggio del distretto di Viransehir, vicino a Sanliurfa, nell’Anatolia sudorientale. La stampa di Ankara riferisce che Hacer aveva avuto una relazione con un giovane poi partito per il servizio militare. Dopo 4 mesi si era accorta di essere incinta, ed era fuggita da villaggio per timore della ‘punizione’ che avrebbe deciso il clan. Era stata accolta da uno zio a Diyarbakir, la ‘capitale’ del Kurdistan turco. Poco prima della nascita del suo bambino la famiglia le aveva mandato messaggi di riconciliazione, invitandola a tornare: ”sei perdonata” le avevano garantito. Ma non era vero. Il clan si era riunito e l’aveva condannata a morire. Solo la madre si era opposta. Ma il suo parere non era stato preso in considerazione. Due fratelli erano andati a prenderla a Diyarbakir, per accompagnarla a casa. Ma in realta’ l’avevano portata invece in una zona deserta. Dove l’avevano strangolata con del filo di ferro, prima di buttare il cadavere in un pozzo profondo 18 metri. La polizia ha arrestato i due fratelli, e altri 4 membri del clan. I delitti d’onore e la violenza contro le donne rimangono un fenomeno endemico nel Paese. Negli ultimi cinque anni hanno fatto piu’ di 800 vittime. Nel 2013 28mila donne sono state vittime di violenze nel Paese, 4.500 sono state sottoposte a programmi di protezione. Stando a un rapporto Onu, il 39% delle donne turche ha subito violenze. I reati di natura sessuale sono aumentati nel Paese del 400% negli ultimi 10 anni. Diverse ong ritengono questi dati sottovalutati, in quanto molti casi di violenze domestiche, in particolare nelle periferie delle grandi citta’ e nelle zone rurali dove predomina una societa’ musulmana patriarcale, sono tenuti nascosti dalle famiglie. (ANSA)