In coma dopo le botte del compagno: i familiari, “ergastolo per quella belva”

chiara insidiosoRoma, 5 febbraio 2014 – Una belva che ha commesso una violenza cosi’ atroce merita solo l’ergastolo. Non si danno pace i parenti di Chiara, la ragazza romana di 19 anni pestata a sangue dal compagno di 35, ora in coma per le lesioni riportate. E i familiari non sono soli, c’e’ chi lo dice piangendo, chi lo urla, chi lo sussurra davanti all’ospedale San Camillo, dove Chiara Insidioso Monda lotta contro la morte da ieri, quando il suo compagno l’ha picchiata “rendendola irriconoscibile e provocandole lesioni che sono compatibili con un incidente d’auto”, dice oggi il padre, Maurizio, riportando le parole dei medici che l’hanno operata. “Sono stato da lei – racconta disperato al Tg3 – non riuscivo a vederle nemmeno gli occhi. Chiara l’altro giorno mi aveva chiamato, aveva deciso di farla finita con quell’uomo geloso e possessivo, ma da me non e’ mai arrivata, perche’ lui l’ha raggiunta prima. L’avevo anche denunciato tre volte, in passato, ma questo non e’ servito a niente”. Al San Camillo, nel reparto di rianimazione, e’ andato a farle visita anche il sindaco Ignazio Marino: “Quello che e’ successo e’ ingiustificabile da qualsiasi punto di vista – ha detto, promettendo aiuto alla famiglia della 19enne – E’ una vicenda agghiacciante, Chiara ha vissuto in casa con un orco. Spero ci sia estrema severita’ nella pena”. E in senso piu’ lato: “Una violenza del genere e’ purtroppo la conseguenza di elementi strutturali e culturali della nostra societa’, di una visione, che sembra assurdo ripeterlo nel 2014, della donna come un oggetto di proprieta’. Questo e’ l’elemento su cui bisogna educare le persone, i bambini a costruire una societa’ dove sia considerata un orrore la violenza e in particolare quella sulle donne”. L’assessore capitolino Alessandra Cattoi ha sottolineato con forza che “Roma non stara’ zitta. Le ragazze devono capire che devono scappare e ci sono dei posti dove possono andare. Per fortuna a Roma i servizi per quanto precari funzionano”. In ospedale sono andati anche il presidente del X Muncipio Andrea Tassone e il suo assessore al welfare Emanuela Droghei: “Vogliamo raccontare la storia di Chiara ma anche quella di Michela Fioretti e Alessandra Iacullo, uccise meno di un anno fa a Dragona, affinche’ queste tragedie scuotano gli animi e invitino le donne ad uscire dal buio, in cui sono state relegate da amori malati. Per questo chiediamo a tutta la nostra comunita’ di partecipare alla fiaccolata organizzata a Casalbernocchi, sabato 8 febbraio 2014 alle ore 19, dagli amici e parenti di Chiara”. Si chiede perche’ lo Stato non intervenga per tempo “introducendo l’obbligo di disintossicazione al primo gesto di violenza” Cinzia Pellegrino, referente romana del Dipartimento di Fdi per la tutela delle Vittime della violenza, mentre Giulia Tempesta, vice capogruppo del Pd di Roma pensa che sia “necessario rompere l’omerta’ che regna di fronte a questi atti e soprattutto incrementare l’informazione e la prevenzione sul territorio, anche grazie alle risorse messe in campo dal nuovo piano nazionale antiviolenza”. Oggi anche un altro uomo ha pestato la sua compagna che ha riportato la frattura delle ossa nasali e lesioni alle costole: ne avra’ per venti giorni. Intanto papa’ Maurizio attende un segnale dal corpo inerte di sua figlia Chiara: “Io vivo per lei. Non si puo’ ridurre una persona cosi’”.

Simona Tagliaventi – ANSA

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