Ladro ucciso dal carabiniere: top secret la perizia che scotta

carabinieri controlliIl pm secreta l’autopsia. Altri dubbi su quello sparo, dopo il colpo di scena del Ris che ha attribuito il colpo a un militare che non era scivolato

Bergamo, 5 febbraio 2014 – Le copie sono solo due. Una ce l’ha il medico legale e l’altra il pubblico ministero, sotto chiave. Secretata. È la consulenza medico legale su Behexhed Bushi, l’albanese di 26 anni morto durante la fuga con due complici su una Mercedes, colpito dal proiettile di un carabiniere, dopo aver forzato un posto di blocco a Bolgare e aver investito uno dei tre militari. Il pm Giancarlo Mancusi ha deciso di tenere top secret l’autopsia del dottor Maurizio Merlano, dell’università di Pavia, che gli è appena arrivata. E questo non fa altro che alimentare dubbi e misteri su una vicenda che, apparsa semplice in un primo momento (un colpo di pistola partito a un carabiniere travolto e caduto), dopo i primi esiti degli accertamenti non ha fatto altro che complicarsi. Secretare un atto è infatti cosa eccezionale. Si fa per motivi di indagine, per esempio su verbali di testimonianze o confessioni che scottano. Si può presumere che sia così anche in questo caso e che, dunque, nelle analisi del medico ci siano dettagli significativi sui quali il pm vuole vederci chiaro. Da solo, senza interferenze e fughe di notizie, tanto che nessuno può vedere la consulenza, nemmeno l’avvocato della famiglia della vittima oltre che quello dei tre militari indagati. Non si possono escludere altri colpi di scena. Altri, perché uno è già arrivato verso la fine di gennaio.

Il Reparto investigazioni scientifiche, quel Ris delle indagini delicate, ha esaminato il bossolo che si era conficcato sotto la scapola sinistra del ladro e che, trapassato il torace, era uscito a un lato della bocca. «Sono caduto, potrebbe essermi partito per il contraccolpo del gomito a terra», aveva detto uno dei miliari sentito come i colleghi direttamente dal magistrato, la notte tra il 23 e il 24 novembre. Ma l’esame del Ris ha indicato che quel proiettile calibro 9 appartiene alla pistola di un collega. Quella notte, infatti, avevano sparato tutti e tre, 8 i bossoli trovati a terra. «Abbiamo mirato in aria», la loro versione. Alla luce dell’esito arrivato da Parma, è invece evidente che non sia andata proprio così. Per il momento tutti e tre sono indagati per lo stesso reato: omicidio colposo ed eccesso colposo di legittima difesa. Ma è probabile che le posizioni verranno presto differenziate. Prima, il pm vuole andare a fondo per ricostruire che cosa è successo di preciso quella notte. In particolare, è ragionevole sollevare alcuni quesiti: com’è possibile che il proiettile si sia conficcato proprio sotto la scapola sinistra, con una traiettoria dal basso verso l’alto, al giovane seduto al posto di guida? Ed è successo come emerso secondo la prima ricostruzione della dinamica dei fatti, cioè che il colpo sia entrato nell’auto dal finestrino abbassato, a fine novembre, con due gradi? L’unico, per altro, visto che la Mercedes usata per la fuga, dopo il furto al bar In Piazza di Villongo con due complici poi spariti, non ha altri segni di proiettili. Interrogativi di natura balistica. È probabile che il magistrato chiederà l’aiuto di un esperto.

Giuliana Ubbiali
Fonte: Corriere della Sera

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