NANDO DALLA CHIESA: “ABBIAMO PERSO LA BUSSOLA, CI MANCA SOLO CHE LI CHIAMINO NELLE SCUOLE”

nando dalla chiesaRoma, 7 febbraio 2014 – Nando Dalla Chiesa è tante cose: figlio di una vittima di mafia, professore di Sociologia della criminalità organizzata all’università statale di Milano, giornalista impegnato sul fronte antimafia su Il fatto quotidiano. Ha tutto per dire la sua su un tema che scotta e lo fa senza mezze misure. «I collaboratori di giustizia» spiega con l’indignazione che la voce bassa e pacata non riesce a mascherare, «dovrebbero parlare con i magistrati. La cosa impensabile è che vadano a dare in Tv le notizie che non hanno dato ai magistrati o che dalla Tv si mettano a sgridare le loro vittime. Ci sono ragioni doppiamente deontologiche: una è il rispetto dell’attività giudiziaria, l’altra è il rispetto nei confronti delle vittime di mafia che le malefatte di queste persone, direttamente o indirettamente, hanno subito».

Che cosa prova davanti a questo genere di Tv?
«Mi sembra di vivere in una società che ha perso la bussola. Ma vi pare che uno come Vincenzo Scarantino che con le sue bufale ha fatto finire per 18 anni innocenti in galera possa ancora essere richiesto di dire la sua in Tv? Siamo impazziti? Se ha qualcosa da dire lo dice ai magistrati di Caltanissetta visto che stanno facendo un serio lavoro per rendere giustizia anche alle violenze che potrebbe aver subito. I pentiti in Tv comunque sono un problema anche di chi li invita o li contatta sui blog. Ho presentato con l’autrice Giovanna Montanaro il libro su Gaspare Spatuzza, che ha intrapreso una conversione religiosa che dicono autentica, ma mai mi sognerei di invitarlo all’università o di farmelo amico su un social network. Ma scherziamo?».

Al pubblico generico della Tv, che spesso non ha chiare le storie, che cosa arriva?
«Negli anni Novanta mi colpiva una cosa del Maurizio Costanzo Show: uno diceva una cosa e scattava l’applauso. L’altro diceva il contrario e ti aspettavi il gelo. E invece no, applaudivano anche quello. Non c’è nel grande pubblico capacità di discernere. Il pubblico che non ha strumenti dovrebbe essere aiutato a capire da chi ce li ha e invece dimostra di non averli anche se per la sua qualifica sarebbe tenuto. È un’informazione senza bussola. Stiamo toccando punti bassi».

Quali sono i rischi?
«Si sta allargando il movimento antimafia dei giovani e rischia di essere negativamente influenzato da questo modo, perché lo vede in Tv o perché sente questi signori che danno lezioni. Non vorrei che prima o poi cercassero di portarne qualcuno in una scuola. Faccio un appello al ministero perché dirami una circolare immediata: queste persone non possono andare nelle scuole, nemmeno se hanno avuto una conversione, anche se hanno maturato un distacco vero: i terroristi no e i mafiosi sì? Ma vi pare?».
di Elisa Chiari

Fonte Famigliacristiana.it