La cattura di Cutrì: Il blitz dei Gis raccontato minuto per minuto

gisMilano, 9 febbraio 2014 – Due furgoni bianchi arrivano in via Villoresi. Il portellone si apre e scendono una quindicina di uomini incappucciati e armati con fucili mitragliatori. Il blitz dura una manciata di secondi. Tre detonazioni in sequenza aprono l’azione dei Gis, il gruppo di intervento speciale dei carabinieri. Le teste di cuoio dell’Arma, insieme a una trentina di carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Milano (Ros), immobilizzano il latitante Mimmo Cutrì e l’uomo che si trova con lui nel covo ricavato in un appartamento al piano terra dell’edificio in ristrutturazione di Inveruno. Cutrì e il suo vivandiere stanno ancora dormendo quando si trovano davanti i fucili dei carabinieri. Neppure si accorgono della nuvola di gas che avvolge l’appartamento. Le finestre vengono spalancate, le torce illuminano i cuscini di un divano, alcuni cartoni usati per proteggersi dal freddo delle piastrelle bianche del pavimento, i viveri accumulati al centro della stanza intorno a un fornello elettrico. Cutrì e il complice vengono caricati su un’auto civetta dei carabinieri e partono verso la caserma di Gallarate, il quartier generale degli investigatori impegnati nel blitz.

I BLOCCHI – L’azione dei carabinieri dura meno di cinque minuti. Alle 2,35 l’accesso a via Villoresi viene bloccato da due pattuglie con militari in divisa e armi in pugno. Gli uomini del blitz si muovono su auto civetta. Sono in totale una decina di macchine, compresi i due furgoni bianchi dei Gis. Venti minuti dopo, poco prima delle tre di domenica notte, la carovana riparte verso il comando di Gallarate. Ci sono Giovanni Sozzo, il comandante dei Ros di Milano, e i gli investigatori del comando provinciale dell’Arma di Varese guidato dal colonnello Alessandro De Angelis. Tra i militari con barbe incolte e abiti scuri c’è anche una donna. Durante tutta la serata i carabinieri si sono mossi discreti, con rapidi giri di perlustrazione della zona in auto. Nessuno s’è accorto di nulla, fino al via all’operazione di cattura. Una vicina di casa spalanca le finestre del primo piano: «Cos’è successo? È Cutrì? Oddio si nascondeva a un passo da casa mia…». Arriva anche la figlia. I carabinieri chiedono di rientrare in casa.

TESTE DI CUOIO – L’operazione che ha portato alla cattura di Mimmo Cutrì si chiude senza intoppi e senza feriti. Il piano prevedeva in realtà un doppio blitz: gli inquirenti avevano individuato un altro covo, sempre nella zona del Magentino, ma la percentuale di trovare Cutrì in via Villoresi era altissima. E così è stato. L’evaso era armato (sequestrata una pistola 357) e per questo il comando generale dei carabinieri ha disposto l’invio dei Gis da Livorno. Si tratta di un corpo d’élite, di almeno un centinaio di uomini, utilizzati per azioni in scenari di guerra o che prevedono la liberazione di ostaggi. Il gruppo è stato creato nel 1978 ed è composto da militari del Primo reggimento Tuscania. L’addestramento è durissimo e prevede arti marziali e sopravvivenza in scenari estremi. Per entrare nei Gis è necessario non avere ancora compiuto 33 anni e la prima selezione, quella sulle attitudini psicofisiche, viene superata in media dal quaranta per cento dei candidati. Tra le operazioni messe a segno dalle teste di cuoio la cattura del latitante Strangio a San Luca (Rc) per il sequestro Sgarella, quella del boss di Cosa Nostra Gerlandino Messina e l’arresto di tre persone, due uomini e una donna, che il 2 novembre 2013 a Rovigo si erano asserragliati in casa minacciando di dar fuoco al palazzo.

Fonte Corriere della Sera