Scopre il tradimento via Sms, botte da orbi alla moglie

violenzaCamionista a processo con l’accusa di aver picchiato e minacciato la donna. Lui respinge le accuse

Treviso, 8 febbraio 2014 – Scopre che la moglie lo tradisce: la picchia e la minaccia di morte. Con l’accusa di maltrattamenti in famiglia è finito a processo C.D., professione camionista. La Procura di Treviso gli contesta una lunga serie di atti vessatori nei confronti dell’ex compagna, che sarebbero stati messi in atto nel periodo compreso tra il 2006 e il 2010.
La sua compagna aveva un amante, e lui se n’è accorto leggendo i messaggi sul cellulare della donna: questa, secondo il pubblico ministero, la scintilla che ha fatto scattare la violenza che ha definitivamente sfasciato un rapporto che era già decisamente logoro. Difeso dall’avvocato Daniele Panico di Treviso, l’imputato nega gli addebiti ed è pronto a difendersi con una memoria che sarà presentata nel corso della prossima udienza, in aprile. Già ieri il camionista di fronte al giudice, ha risposto alle domande del pubblico ministero Gabriella Cama negando le accuse che gli vengono mosse dalla Procura della Repubblica di Treviso.
Sul banco dei testimoni ieri è comparsa anche la sorella dell’ex compagna del camionista: «Era spesso ubriaco, ed è arrivato a minacciarla di morte», ha raccontato la donna al giudice. I fatti contestati all’uomo si sarebbero verificati tra il 2006 e il 2010, quando a maggio scattò una vera e propria aggressione fisica: le percosse, secondo l’accusa, provocarono alla donna lesioni al braccio. Dopo la scoperta della relazione amorosa clandestina della sua compagna, il camionista l’’avrebbe anche allontanata dalla casa di Ponte di Piave nella quale i due convivevano da molto tempo.
Ora l’imputato, se dovessero essere accertati i fatti che la Procura gli contesta, rischia una condanna piuttosto pesante: l’articolo 572 del codice penale prevede una pena tra uno e cinque anni di reclusione per «chiunque maltratta una persona della famiglia o una persona sottoposta alla sua autorità».

Fabio Poloni
Fonte: La Tribuna di Treviso