“Voleva farsi uccidere da un agente” Freddato dalla polizia, parla la moglie

Foto: Fotogramma da filmato YouReporter (Ludovico Bossi)
Foto: Fotogramma da filmato YouReporter (Ludovico Bossi)

Il buttafuori morto in un conflitto a fuoco sabato pomeriggio in corso Moncalieri aveva già tentato il suicidio due volte nelle ultime settimane. ha lasciato un biglietto alla consorte: “Non reggo più, scusami per quel che farò”

Torino, 10 febbraio 2014 – “Pino il killer” voleva morire. Magari dopo aver fatto una strage per “portarsene dietro tanti”. Una settimana fa Giuseppe Virdò, 45 anni, un passato da balordo tra rapine, droga e risse (quando faceva il buttafuori ai Murazzi) aveva già cercato la morte. Lo rivela la moglie agli investigatori della Mobile il giorno dopo la sparatoria in corso Moncalieri. Dice la donna: “Prima ha tentato con i barbiturici, poi ha provato a buttarsi dalla finestra. Infine mi ha detto: mi faccio ammazzare dalla polizia”. Nella sua casa in via Sommariva il capo della Omicidi, Luigi Mitola, ha trovato un biglietto scritto almeno tre giorni fa. Poche righe con cui Pino il killer (un soprannome guadagnatogli dalla violenza con cui si gettava nelle risse) annunciava il suo tragico gesto: “Chiedo scusa a tutti per quello che sto per fare, ma non ce la faccio più a tirare avanti in questo modo…”. Negli Stati Uniti, dove è molto più diffuso, il farsi uccidere dalle forze dell’ordine ha un nome: suicidio da polizia. In Italia lo ha invano tentato Luigi Preiti, l’uomo che l’anno scorso ha sparato davanti a Palazzo Chigi riuscendo a ferire gravemente quattro carabinieri.
Giuseppe Virdò voleva fare qualcosa di più. Oltre alle due pistole (una calibro 22 a tamburo e un’automatica calibro 9 con silenziatore) aveva in tasca un sacchetto pieno di proiettili. “Me ne porto dietro tanti e l’ultimo colpo lo tengo per me” ha confessato alla guardia giurata presa in ostaggio per la sua folle gimcana per le strade del centro. E lo ha annunciato a Roberto Lopez, l’amico insistentemente chiamato all’appuntamento alla Gran Madre.
Dopo una vita da balordo e “imprese” relegate tra le ultime di cronaca Pino il killer voleva una fine degna del suo soprannome. “Probabilmente era anche sotto l’effetto di stupefacenti” sottolineano alla Mobile dove non hanno chiuso occhio per ricostruire la vicenda. Altrimenti non si comprende perché sabato pomeriggio Virdò si sia presentato con due pistole in via Garibaldi, abbia molestato la commessa di Shock, un negozio di abbigliamento, tanto violentemente da costringerla a chiedere l’intervento di una guardia giurata ed infine abbia sequestrato lo stesso vigilante imponendogli un assurdo giro per il centro. Ha sparato, Pino il killer: almeno tre colpi. Due quando era sull’Opel della guardia giurata, uno nel pianale dell’auto, un altro contro il vigilante, mancandolo. Il terzo lo ha esploso sulla Multipla dell’amico. E avrebbe sparato ancora quando le Volanti lo hanno bloccato in corso Moncalieri. Lui è rimasto bloccato sui sedili posteriori della vettura mentre Roberto Lopez e Catia Cardili scendevano con le mani alzate. Ha sfondato il finestrino, si è puntato entrambe le pistole alle tempie, ha minacciato i passanti. È riuscito a impadronirsi di una volante e poi finalmente, dopo l’ennesimo alt, ha trovato la pallottola che cercava.

Meo Ponte
Fonte: La Repubblica

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