Maro’, monito Ue all’India “inaccettabile Italia terrorista”

maròBruxelles, 11 febbraio 2014 – Monito dell’Unione europea all’India sulla questione dei due maro’ italiani accusati di terrorismo. “L’idea che l’Italia possa essere designata come una nazione terrorista e’ inaccettabile”, ha sottolineato l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, rispondendo a una domanda di un eurodeputato in Parlamento europeo. Ashton ha inoltre aggiunto che la questione “non e’ soltanto profondamente inquietante per il governo italiano, ma e’ allarmante per tutta l’Unione europea.” Ashton ha annunciato di aver scritto alle autorita’ indiane sollevando la questione delle implicazioni sulla lotta al terrorismo dell’accusa mossa ai maro’ italiani. “L’accusa di aver commesso un atto terroristico per i maro’ che agivano nell’ambito di un’azione contro la pirateria ha severe implicazioni per tutte le azioni contro il terrorismo che stiamo portando avanti insieme e singolarmente,” ha detto Ashton agli eurodeputati durante una seduta della commissione affari esteri del Parlamento europeo oggi a Bruxelles. Ashton ha sottolineato che “questo messaggio e’ stato inviato oggi attraverso la nostra delegazione in India, “sia oralmente che per iscritto”.
CORTE SUPREMA, “RISCHIO CRISI DIPLOMATICA? NON CI IMPORTA”
La Corte Suprema decidera’ “in base al diritto, non preoccupandosi delle conseguenze sul piano delle relazioni internazionali”. Con questo avvertimento il presidente della Corte, B.S Chauhan, ha dato appuntamento a lunedi’ prossimo ad accusa e difesa, che ieri nel corso dell’udienza non sono riusciti a trovare un accordo sull’opportunita’ di incriminare i due maro’ in base alla legge anti-pirateria (seppure in una versione ammorbidita, cioe’ senza prevedere la pena di morte ma con una previsione di pena massima di 10 anni), scrive l’Indian Express dando conto nel dettaglio dell’udienza che si e’ tenuta ieri dinanzi alla Corte Suprema e al termine della quale il presidente Chauhan ha dato appuntamento alle parti al 18 febbraio. Considerata l’impossibilita di trovare una soluzione amichevole tra le parti, scrive il quotidiano, sara’ dunque la Corte Suprema ad avere la parola finale sul contenzioso.
Nel corso della seduta infatti le parti si sono fronteggiate ripetendo le posizioni: l’avvocato della difesa, Mukul Rohatgi, ha ricordato che il Sua Act, la legge anti-pirateria indiana, e’ stata concepita per i pirati e non per militari quali sono Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Il procuratore generale Vahanvati ha invece sostenuto che il Sua Act va mantenuto nel capo d’accusa, seppure solo con una previsione di pena massima di 10 anni se i due verranno ritenuti colpevoli; e anzi, a questo proposito, quando il giudice gli ha chiesto un chiarimento sul rischio comunque di pena di morte considerato il mantenimento della Sezione 302 del Codice penale, Vahanvati ha ricordato che in realta’ questo accadrebbe solo se il reato fosse considerato “tra i piu’ rari dei rari”. Di fronte dunque all’impossibilita’ di trovare un accordo tra le parti, il giudice ha deciso che scegliera’ lui e solo in base al diritto: “Se decidiamo in base al merito, non ci preoccuperemo delle conseguenze sulle relazioni internazionali. Decideremo rigorosamente in base alla legge”. (AGI) .