“Elicottero dei carabinieri per fini non istituzionali”, richiesta di processo per Michela Vittoria Brambilla

michela vittoria brambillaRoma, 12 febbraio 2014 – Una richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro al Turismo, Michela Vittoria Brambilla. A inviarla alla Camera e’ la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano chiedendo che il Parlamento dica si’ al processo. L’accusa e’ di peculato e di abuso di ufficio. Secondo i magistrati milanesi, a cui gli atti sono stati inviati dal Collegio del tribunale dei ministri, Brambilla, attualmente deputata di Forza Italia e nominata da pochi giorni responsabile del Dipartimento per il sociale e la solidarieta’ del partito, si ‘approprio” illegittimamente ‘restituendolo dopo l’uso’ di un elicottero di Stato, in uso all’Arma dei carabinieri, dopo aver attestato ‘falsamente in almeno due occasioni’ di averne bisogno per ‘ragioni attinenti alle finalita’ istituzionali’. I reati contestati risalgono al 9 dicembre 2009 e al 13 marzo 2010, La richiesta, e’ stata inviata a Montecitorio il 3 febbraio scorso allegando il fascicolo processuale firmato dal Collegio del Tribunale ministeriale (giudice estensore Anna Ferrari, presidente Dario Giuseppe Papa, giudice Silvia Brat) trasmesso il 20 gennaio di quest’anno presso la Procura milanese. L’accusa e’ di abuso d’ufficio e di peculato. La pratica (nove pagine in tutto) e’ stata assegnata alla Giunta per le autorizzazioni presieduta da Ignazio La Russa, che, durante un Ufficio di presidenza, ha calendarizzato il caso per la prossima settimana. Se la Camera dira’ si’ Brambilla sara’ processata dal Tribunale penale ordinario, visto che, come scrivono i giudici, i voli non sarebbero stati effettuati nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali ne’ vi erano ragioni di sicurezza inerenti. La Russa, interpellato dall’agenzia ‘Dire’, commenta: ‘Mi sembra molto strano che un fatto che la Procura in un primo momento aveva archiviato ora ci venga trasmesso per l’autorizzazione. Lo esamineremo con molta attenzione la prossima settimana’.
Negli atti inviati alla Camera, visionati dall’agenzia ‘Dire’, si legge che Brambilla ‘attestava falsamente in almeno due occasioni di trovarsi per ragioni attinenti alle finalita’ istituzionali dell’ufficio pubblico ricoperto in Calolziocorte (Lecco), luogo in cui stabilmente risiede, nonche’ di dover ivi far rientro per il disbrigo di affari attinenti il medesimo ufficio di ministro, in tal modo traendo in inganno l’Ufficio per i voli di Stato presso la presidenza del Consiglio sulla inderogabilita’ del trasferimento in elicottero per poter espletare tutti i compiti stituzionali’. L’Ufficio per i voli di Stato cosi’ ‘concedeva l’uso di un elicottero dell’Arma dei carabinieri per condurla da Calolziocorte a Piazzola sul Brenta (Padova) e viceversa, e da Calolziocorte a Rimini e viceversa)’. Per i giudici Brambilla ha violato la direttiva della presidenza del Consigli, varata proprio da Berlusconi il 25 luglio 2008, che ha introdotto ‘paletti’ molto rigorosi all’uso dei voli di Stato da parte degli esponenti del governo procurandosi ‘un ingiusto vantaggio consistito nell’utilizzo dell’elicottero dell’Arma dei carabinieri anziche’ dell’autovettura di servizio con autista’ e procurando cosi’ un danno all’erario di ’7.000 euro a tratta’ (in tutto 28.000 euro) ‘oltre alle spese per la predisposizione dei servizi conseguenti all’utilizzo del velivolo, tra l’altro per i servizi di ambulanza e antincendio)’. Il procedimento trae origine da un esposto presentato alla polizia di Domodossola, il 18 novembre 2010, da Mario Militello, corredato dalla copia dell’articolo tratto da ‘Il Fatto Quotidiano’ del 9 novembre 2010 dal titolo ‘Brambilla, il Ministro preferisce l’elicottero’. Brambilla veniva iscritta nel registro degli indagati per peculato e abuso di ufficio dalla Procura di Lecco che, il 23 novembre 2010, la trasmetteva per competenze territoriale alla Procura di Milano il quale a sua volta, nel maggio di quell’anno inoltrava la richiesta al Tribunale dei ministri per le indagini preliminari. Dopo aver acquisito informazioni testimoniali e aver ricevuto una memoria difensiva di Brambilla, in data 4 dicembre 2013 il pm chiedeva l’archiviazione. Il Tribunale dei ministri (Dario Giuseppe Papa, presidente, Silvia Brat, giudice, Anna Ferrari, relatrice), valuta che le indagini preliminari ‘hanno smentito la sussistenza di qualsiovoglia ‘impegno istituzionale’ del ministro Brambilla presso Calolziocorte’ come provato anche dalle testimonianze dell’allora capo di gabinetto del ministro, Carlo Modica de Mohac (‘A Calolziocorte non c’erano ne’ organi istituzionali del ministero ne’ organismi internazionali trattandosi semplicemente di un paesino dove lei risiedeva’) e dal capo segreteria tecnica del ministero del Turismo. Laura Colombo, che non ha ‘saputo- scrivono i giudici- indicare alcun impegno di carattere istituzionale di Brambilla in Calolziocorte’.
Tra l’altro, continuano i giudici di Milano nella richiesta di autorizzazione a procedere inviata alla Camera, la direttiva 2008 sul trasporto aereo di Stato ‘delinea un quadro in cui il volo di Stato o risponde a esigenze di tutela del soggetto trasportato o risulta inderogabile per consentire un efficace svolgimento dei compiti istituzionali non espletabili con altre modalita’ di trasporto’ mentre ‘nei due voli’ sotto indagine ‘non ricorra ne’ l’uno ne’ l’altro dei presupposti applicativi’ visto che l’esponente di Forza Italia ‘non era sottoposto all’epoca ad alcuna specifica forma di tutela che imponesse il trasporto in elicottero’ e che il ministro ‘aveva nella sua costante disponibilita’ piu’ di un autista nell’arco della giornata’ che gli avrebbe consentito spostamenti ‘indubbiamente’ meno dispendiosi. Brambilla inoltre, si legge nelle carte, approfitto’ della ‘assoluta assenza di controlli’ da parte della presidenza del Consiglio, allora guidata da Silvio Berlusconi visto che ‘alcun organo, in concreto, effettuava una reale istruttoria sul rispetto dei parametri imposti dalla direttiva 25 luglio 2008′ ne’ ‘sulla veridicita’ e consistenza degli impegni istituzionali attestati dal richiedente a giustificaziione dei voli di Stato’. Nessuna istruttoria veniva svolta nemmeno dall’Arma dei carabinieri ‘in quanto non competente a sindacare in alcun modo l’autorizzazione al volo concessa dall’Ufficio per i voli di Stato’ tanto che ‘i militari preposti all’effettuazione dei voli omettevano persino di controllare le generalita’ e l’identita’ fisica dei componenti della delegazione che accompagnava il ministro’. L’allora comandante del nucleo elicotteri Carabinieri di Orio al Serio, Massimo Morgini, aveva dichiarato che per i passeggeri ‘si va sulla fiducia visto che sono al seguito del ministro’.
Nessun controllo, scrivono ancora i giudici nella richiesta di autorizzazione alla Camerta,veniva effettuato dall’Ufficio voli di Stato che rimetteva tutto, dichiarava il direttore, generale Raffaele Di Loreto, ‘al segretario generale della presidenza del Consiglio’, che allora era Mauro Masi, ‘la piu’ alta autorita’ amministrativa che poi a sua volta si relazionava con il vertice politico, autorita’ delegata per i voli di Stato’ che autorizzava in via definitiva o rigettava. Masi, sentito sul punto, precisava che lui ‘non svolgeva un’istruttoria di merito limitandosi a verificare la correttezza formale degli atti per poi trasmetterli al sottosegretario di Stato’ all’epoca Gianni Letta ‘che fa la valutazione sul merito’ della richiesta senza, scrivono i giudici, ‘che ne’ l’Ufficio voli Stato, ne’ il segretario della presidenza del Consiglio effettuassero un mero vaglio concreto sulle finalita’ istituzionali dichiarate dal ministro richiedente’. Di ‘tale assai singolare prassi ha potuto avvalersi Brambilla dando atto di insussistenti impegni istituzionali’. Ne deriva, per la magistratura milanese, che poiche’ ‘gli impegni istituzionali erano insussitenti’ e visto che ‘il trasporto poteva essere effettuato con altra modalita” l’allora titolare del Turismo ‘ha illegittimante ottenuto la dispobilita’ dell’elicottero dell’Arma dei Carabnieri’. Alla luce di queste considerazioni ‘ritenendo configurabili’ i reati di ‘abuso d’ufficio e peculato’ il Tribunale dei ministri ritiene che ‘si imponga, all’esito delle indagini preliminari, il vaglio del giudice del dibattimento’, cioe’ che si faccia il processo. Gli atti sono stati dunque trasmessi alla Procura della Repubblica di Milano che l’ha inviata alla Camera per l’autorizzazione a procedere. Se la Camera dira’ si’, Brambilla sara’ processata dal tribunale ordinario perche’ i voli non sarebbero stati effettuati nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali ne’ vi erano ragioni di sicurezza inerenti. (DIRE)