Mischiavano le ceneri dei defunti, condannati Comune e addetti. Risarcimenti irrisori: 5mila euro

cimitero_carabinieriPadova, 12 febbraio 2014 – Dario e Rossano Ferro sono responsabili dell’incredibile dispersione e commistione di spoglie mortali nei forni crematori del Cimitero Maggiore di via Chiesanuova.

Il Tribunale presieduto da Nicoletta De Nardus ha condannato i due fratelli, all’epoca dipendenti della società “Nord Est Cremazioni”, ad un anno e sei mesi di reclusione ciascuno, con la sospensione condizionale. Una pena mite rispetto alle richieste della pubblica accusa. Il pm Sergio Dini aveva sollecitato condanne esemplari (quattro anni e sei mesi a testa) ma i giudici hanno ritenuto provata soltanto la principale imputazione assolvendo i due fratelli dalle accuse residue.

Sorprendente il capitolo risarcimenti: il tribunale ha riconosciuto il danno soltanto per i resti di due delle tre salme individuate dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Venezia durante il blitz del 15 ottobre 2008. Cinquemila euro a testa, oltre alle spese legali, ai familiari di Marcella Andreatta, costituiti con gli avvocati De Nicolao e Andretto, e Pietro Marchi, tutelati dai legali Casertano e Bitter. Non si erano invece costituiti gli eredi di Maria Tessari. A risarcire non saranno però soltanto i fratelli Ferro. I giudici hanno condannato a fare altrettanto anche il Comune di Padova, presente in giudizio sia come responsabile civile che parte offesa.

È stata quindi in qualche modo riconosciuta la gestione caotica e confusa nell’attività dei forni crematori, con precise responsabilità in capo all’amministrazione comunale che non avrebbe esercitato una corretta azione di vigilanza. Nessun risarcimento invece a carico della “Nord Est Cremazioni”, la società per cui lavoravano Dario e Rossano Ferro. Tra Comune e “Nord Est Cremazioni” non esisteva quindi un vero e proprio appalto di servizio ma un rapporto di somministrazione irregolare di manodopera.

I giudici non hanno riconosciuto neppure un euro ai familiari delle altre quattro vittime di cui i carabinieri hanno individuato le salme nel corso delle indagini. Erano costituiti con gli avvocati Someda e Toninello, Porzio e Della Riccia. Per cinque delle sette vittime complessive del pasticcio delle ceneri erano state sollecitate richieste di risarcimento per un milione di euro e provvisionali per circa 250mila euro.

Il pm Dini non ha mai creduto alle giustificazioni fornite dai fratelli Ferro che hanno attribuito alla fretta e al cattivo funzionamento dei forni gli errori scoperti dai carabinieri del Noe durante il blitz del 15 ottobre 2008. A sostegno della tesi accusatoria c’era anche la consulenza dell’antropologa dell’Università di Bologna, Maria Giovanna Belcastro, e del dottor Antonio Todero. L’esperta aveva confermato di aver rinvenuto resti di sette spoglie mortali nelle urne finite sotto sequestro. Per la pubblica accusa i due fratelli avevano mescolato e disperso resti mortali in piena consapevolezza compiendo fatti vilipendiosi della pietas umana.

Luca Ingegneri
Fonte: Il Gazzettino