Salvi grazie ai guastatori

gu1di Chiara Giannini

Herat, 11 febbraio 2014 – “Tutto bene ragazzi?: le parole del colonnello Bruno Pisciotta, comandante del 4° reggimento Genio guastatori rimbombano ancora nella mente di tutti. L’ora è difficile da ricordare, a distanza di oltre due settimane, ma era di mattina, lungo la High Way One, la famosa Ring Road che percorre una parte di questo Afghanistan martoriato da anni di scontri. Venti chilometri a sud di Camp Arena, sede col contingente italiano, direzione Shindand. Gli angeli della strada, così chiamano i guastatori, si erano fermati per mettere in atto il controllo su un calvert, durante un’operazione di route clearance (controllo della strada), quando tutti assieme abbiamo deciso di scendere per fotografare i militari al lavoro. Ma il freddo pungente di un Afghanistan ancora troppo gelido, portato dalla neve sui monti e da un vento ghiaccio, ci ha costretti a risalire sul Buffalo su cui viaggiavamo. Un attimo dopo esser saliti, lo scoppio. Un botto sordo che ci ha fatto alzare gli occhi. Dritto, davanti a noi, un camion aveva sfondato il posto di blocco militare. Stava venendo verso il mezzo su cui eravamo. Abbiamo iniziato a dire le nostre preghiere, perché in quella terra, in tempi di warning (allarme) per suicide e autobombe, non puoi far altro che affidarti a Dio, se ci credi. Sicuri che il camion esplodesse, ci siamo gettati a terra. Un tempo interminabile è passato, benché non fossero più di 5 secondi. Abbiamo sentito il tir sfiorare il Buffalo e i colpi partire, tutti assieme. Ci siamo alzati e, dietro di noi, abbiamo visto un polverone. Il camion aveva perso la ruspa che si portava dietro e si era fermato, piegato su un lato, ad alcune centinaia di metri da noi. Solo grazie agli spari deve aver deviato la sua corsa. Una corsa affannosa, quella del comandante, che subito è corso a vedere come stavamo. gu2I giornalisti, prima di tutto: Pier Paolo Cito, reporter di guerra e io, che ho scelto questo mestiere per passione e che ancora oggi, nonostante l’esperienza, non ho rinunciato, dopo il mio quinto Afghanistan, a ripartire. Il tempo di assicurarsi che tutto andasse bene, una stretta di mano e poi via, assieme al team Iedd, il comandante è andato verso il camion per verificare se si trattasse di un mezzo carico di esplosivo. Con coraggio gu2e senza pensare che l’esplosione avrebbe potuto aver luogo in un secondo momento. Abbiamo appreso a posteriori che l’uomo alla guida era un semplice corriere della droga. Aveva a bordo 31 ovuli tra eroina e oppio. Deve aver sfondato il posto di blocco per paura, rischiando di investire gli uomini a terra o colpire uno dei mezzi in sosta, soprattutto il nostro. I soccorsi sono arrivati anche per lui, perché questo è il cuore grande degli italiani in missione. Un grazie, agli uomini del genio, non sarà mai sufficiente, anche se, attraverso le parole del comandante, ci hanno dimostrato di essere davvero angeli della strada: “Tutto ok, hanno fatto il loro lavoro, come sempre”. Herat, Afghanistan, 24 gennaio 2014: l’inizio di una nuova vita, la stessa, ma con in più la consapevolezza che morire, in quella terra, è veramente facile. Il 4° reggimento Genio guastatori è stato impiegato nell’ambito della missione ISAF, dal 7 settembre 2013. gu3I guastatori d’Afghanistan, così amano chiamarsi, sono gli eredi delle tradizioni dei guastatori d’Africa decantati da Paolo Caccia Dominioni, che nelle guerre d’Africa e nella campagna di Russia, nel corso della seconda guerra mondiale, aprivano i varchi attraverso gli ostacoli ed i campi minati consentendo alle unità di fanteria di sfruttare il “momentum” e acquisire l’obiettivo delle operazioni. Sono passati 60 anni da allora, ma le gu3tecniche e il cuore dei guastatori sono rimaste le stesse. Impavidi, coraggiosi, agili, spregiudicati, ma razionalmente lucidi, uniti come fossero fratelli, affrontano l’insidiosa minaccia Ied che sta martoriando il desiderio di rinascita dell’Afghanistan.