È morto Piero D’Inzeo: con Raimondo formò la coppia dei ‘fratelli invincibili’

piero d'inzeoRoma, 13 febbraio 2014 – Elegante, raffinato, dai tratti quasi aristocratici e soprattutto vincente. Piero D’Inzeo se n’e’ andato oggi, avrebbe spento 91 candeline il prossimo 4 marzo. Il fratello Raimondo l’aveva preceduto il 15 novembre dell’anno scorso. Insieme hanno rappresentato una vera e propria leggenda dell’equitazione italiana, quello che si potrebbe sintetizzare come il ritratto di famiglia a cavallo. Vincitore di sei medaglie ai Giochi olimpici in otto partecipazioni, con Raimondo (di poco piu’ giovane, era nato il 2 febbraio 1925) ha formato la coppia dei ‘fratelli invincibili’ dell’equitazione italiana. In coppia, un’icona dello sport azzurro. Insieme hanno gareggiato e vinto nelle piu’ importanti piazze mondiali: l’apice ai Giochi di Roma del 1960 quando Raimondo conquisto’ la medaglia d’oro e Piero quella d’argento nella gara a ostacoli, un secondo posto che Piero considero’ insieme la medaglia piu’ dolce e amara che potesse metter al collo, perche’ ad un soffio da quella piu’ pregiata, ma che era stata vinta dal fratello Raimondo. Gradini del podio che i due fratelli d’Italia – come sempre erano definiti, come solo anni dopo riusci’ agli Abbagnale – erano soliti scambiarsi, chi in sella a ‘Posillipo’, chi a ‘The Rock’ (”forse il miglior cavallo che mi si mai capitato di montare”, disse Piero). Una famiglia di cavalieri insomma la cui fama trascendera’ per sempre i confini nazionali avendo segnato, con il loro stile, generazioni di atleti a cavallo e semplici appassionati. Carriere vissute costantemente ai massimi livelli, come testimoniamo le otto edizioni dei Giochi olimpici e le innumerevoli medaglie conquistate tra Londra 1948 e Montreal 1976. Sempre insieme, sempre uno di fronte all’altro, cosi’ da alimentare una favola ancora ineguagliata nella storia dell’equitazione mondiale. Maggiore di due fratelli, Piero si formo’ come cavaliere sotto la guida del padre Costante, sottufficiale dell’esercito e fin da bambino manifesto’ le eccezionali doti di cavaliere, tanto da condizionare il fratello piu’ piccolo, Raimondo, a seguirne l’esempio. Ma al comportamento piu’ irruente ed aggressivo di Raimondo, Piero contrapponeva una maggiore tecnica e una cadenza piu’ elegante. Ufficiale di cavalleria, entro’ nell’Olimpo del salto ostacoli negli anni Cinquanta e la sua carriera, del tutto straordinaria per qualita’ e numero di successi, ando’ avanti per oltre un trentennio. Sali’ sul podio per la prima volta a Melbourne, nel 1956, vincendo la medaglia di bronzo individuale in sella ad Uruguay e contribuendo in maniera determinante alla conquista dell’argento a squadre. Ai Giochi Olimpici aveva debuttato 8 anni prima a Londra (1948) con Briacone. Argento e bronzo agli Europei del 1961 e 1962, a Tokyo 1964 fu nono (su Sunbeam) nell’individuale e bronzo a squadre. Settimo a Citta’ del Messico nel 1968 (con Fidux) e ancora bronzo nel concorso a squadre a Monaco ’72 (con Easter Light), Piero D’Inzeo concluse la sua carriera olimpica a Montreal 1976. Tre volte vinse la prestigiosa King George Gold Cup di Londra. (ANSA)

Leggi anche:
Addio a Raimondo, D’Inzeo d’oro che sussurrava ai cavalli

Nella foto i due 'fratelli invincibili': Raimondo (a sinistra) e Piero (a destra) D'Inzeo
Nella foto i due ‘fratelli invincibili’: Raimondo (a sinistra) e Piero (a destra) D’Inzeo