Posti di lavoro in cambio di denaro: le false promesse di ex vigilanti

polizia48Tre arresti per concorso, truffa, estorsione e minacce. Tra loro anche un ex ispettore capo della polizia

Foggia, 13 febbraio 2014 – Promettevano posti di lavoro, in cambio di denaro, nel settore della vigilanza privata, e avrebbero minacciato le vittime per garantirsi l’impunità: per questi motivi tre persone sono state arrestate dagli agenti della Digos di Foggia su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia, richiesta dalla locale Procura della Repubblica. Sono quattro al momento le persone che hanno sporto denuncia e una ventina i casi sospetti sui quali si sta indagando. Gli arrestati sono Michele Laccetti, 60 anni, responsabile dell’istituto di vigilanza Secur Center e già ispettore capo della Polizia di Stato, attualmente in pensione; Luigi La Salvia, 56 anni, guardia particolare anche lui in pensione, già dipendente dell’istituto di vigilanza ‘Metropol’, e Vincenzo Zippari, 47 anni, guardia giurata in servizio presso quest’ultimo istituto.
L’INCHIESTA – I tre dovranno rispondere, in concorso, di truffa, estorsione e minaccia grave. Secondo quanto accertato dalla Digos, La Salvia e Zippari (suocero e genero) promettevano assunzioni alla ‘Metropol’ portando, come garanzia, l’intermediazione di Laccetti, che all’epoca dei fatti era ancora in servizio nella Polizia di Stato. Laccetti avrebbe gestito l’iter burocratico necessario alle assunzioni (dalla documentazione per ottenere la qualifica di guardia giurata alla fornitura delle divise), facendo, parallelamente, sempre più intensa attività di pressing sulla dirigenza dell’istituto in questione, in ordine al portafoglio di aspiranti guardie particolari giurate o portieri da assumere. La Salvia e Zippari sarebbero stati gli esattori, chiedendo e ritirando le somme di denaro, 12.500 euro per ciascuna promessa di assunzione. Laccetti, invece, avrebbe operato su un doppio fronte grazie alle relazioni tenute in ragione della sua qualifica di poliziotto, risultando – secondo gli inquirenti – sempre più organico alla dirigenza dell’istituto che riteneva rassicurante il suo contributo nella valutazione di eventuali nuovi assunti. Qualcosa, però, è andato storto quando alcuni pretendenti all’assunzione, che avevano sborsato i soldi persino ricorrendo a prestiti senza ottenere nulla, hanno chiesto la restituzione del denaro direttamente alla ignara ‘Metropol’. Le vittime del raggiro hanno cercato anche di ottenere dagli esattori le somme versate, ma sarebbero state minacciate e costrette a firmare una liberatoria, in una circostanza sotto la minaccia di armi.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno