Uccide a coltellate la compagna. Mentre il 118 tenta di salvarla lui si mette a guardare la tv

polizia63Una donna morta, uccisa a coltellate e poi oltraggiata anche dopo, dal compagno che non mostra un minimo di pentimento e alla polizia che suona alla porta, chiamata dai vicini, risponde: “Lasciatemi stare, sto guardando la televisione”

Milano, 13 febraio 2014 – In tanti anni di liti, botte, corse in ospedale e finte riappacificazioni, l’unica denuncia che la donna aveva presentato alla polizia era qualla di scomparsa del suo uomo. Qualche mese fa lui, violento, collerico, sempre pronto ad alzare le mani, e senza lavoro da parecchi mesi, si era allontanato dalla casa comune. Era andato, si scoprirà poi, in Egitto, dalla famiglia. Lei, solo in quell’occasione era andata alla polizia, lo cercava ancora. E lo aveva riportato a casa. Ecco l’ennesima storia di un rapporto malato finito in tragedia. Una donna morta, uccisa a coltellate e poi oltraggiata anche dopo, dal compagno che non mostra un minimo di pentimento e alla polizia che suona alla porta, chiamata dai vicini, risponde: «Lasciatemi stare, sto guardando la televisione». «Una spirale verso il fondo da cui lei non aveva la forza di ripartire, sfidando la corrente». Ecco come i vicini descrivono la storia triste dei due protagonisti, lei dell’Ecudor, ormai residente in Italia, a Milano, da molti anni, lui egiziano. Anche la figlia di lei, ormai 25enne, aveva provato a farla ragionare, ma la madre non ne aveva voluto sapere di lasciar perdere quella storia.

Vinueza Tanya Jomar, 48 anni aveva incontrato Mohammed Anis Ahmed Mohammed Sadouni, di 44, diciotto anni fa. Erano andati a convivere quasi subito nella casa di piazzale Accursio, la zona è quella di viale Certosa. Lei era assistente sanitaria e lavorava in una clinica geriatrica in via Paravia, zona Lotto. Lui un piccolo imprenditore con un’attività nel settore delle pulizie. Ultimamente le cose andavano male. Lavorava saltuariamente, non guadaganava niente, passava le giornate al bar. E quando la compagna tornava, la sera, lui accampava scuse per iniziare a litigare. Gelosie immotivate, soldi che mancavano. Una vita che piano piano era andata a rotoli. L’ennesima lite, l’ultima, è scoppiata martedì sera, poco dopo le 23. A dare l’allarme sono stati i vicini, svegliati dalle grida. La donna lo pregava di smettere ma, più lo implorava, più lui continuava ad accanirsi contro di lei. Prima le botte, poi le urla, poi il televisore a volume sempre più alto e alla fine le urla soffocate.

I vicini, come avevano già fatto tante altre volte, non volevano assistere impotenti alle violenze. Quando i poliziotti del commissariato di Quarto Oggiaro sono arrivati nell’appartamento, e sono riusciti ad entrare in casa, la donna era supina, a terra, distesa sul pavimento del bagno. I medici del 118 hanno provato a rianimarla con un tentativo disperato, ma la coltellata sotto il seno sinistro le aveva causato una ferita molto profonda. L’unica ferita mortale, tra le tante più superficiali che la donna in momenti concitati di lotta per difendersi dal suo assassino era riuscita ad evitare. Interrogato, il convivente ha negato tutto: secondo la sua versione, ritenuta subito inverosimile dagli investigatori, la convivente si sarebbe ferita da sola, in un raptus di autolesionismo. Ad incastrare l’assassino le ferite che lui stesso riportava in viso e sul petto. Graffi della donna, compatibili con la difesa all’aggressione, che gli investigatori hanno fatto subito refertare. Poi ci sono le testimonianze, tante e preziose, dei vicini di casa e anche della figlia della donna che ha raccontato il calvario della madre. L’uomo è stato fermato dagli agenti del commissariato di Quarto Oggiaro, il pubblico ministero Giovanni Polizzi invierà al giudice per le indagini preliminari la richiesta di convalida dell’arresto che avverrà entro cinque giorni.

Anna Giorgi (anna.giorgi@ilgiorno.net)
Fonte: Il Giorno