Violentata e minacciata a scuola, “Tradita anche dall’amica del cuore”

violenza sessuale2Savona, 13 febbraio 2014 – «Ha subìto una violenza non accettabile e tantomeno scusabile della quale porterà conseguenze nella sua vita futura. Questo deve essere chiaro a tutti. Chiedo rispetto per la violenza subita e inaccettabile». Maria Teresa Bergamaschi, legale della sedicenne vittima della violenza sessuale di gruppo all’interno dell’istituto alberghiero Migliorini di Finale, non usa giri di parole e va subito al centro del problema. Ha incontrato la ragazzina e i suoi genitori per capire la situazione alla luce del clamore che ha avuto la notizia. «Sta subendo una situazione che non si poteva immaginare e questo la rende vittima di una seconda violenza», ribadisce il legale riferendosi ai commenti dei compagni di scuola della ragazzina e delle giustificazioni del branco che probabilmente non si sono resi conto della gravità dell’accaduto.

E dopo che il caso è divenuto nazionale, interviene il procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minori di Genova Cristina Maggia: «Ci è spiaciuto leggere notizie inesatte e poco aderenti alla realtà rispetto ai fatti asseritamente accaduti a gennaio all’interno dell’istituto di Finale Ligure, sui quali abbiamo un’indagine in corso». Maggia rileva che «una eccessiva enfatizzazione mediatica» contribuisce a accrescere il disagio e «stimola nei compagni condotte impulsive e non mediate che potrebbero avere anch’esse rilevanza penale». «In particolare giova precisare che nel medesimo titolo di reato `violenza sessuale´ sono ricomprese c ondotte di diversa natura e portata più o meno grave», ha precisato il pm secondo la quale «una eccessiva enfatizzazione mediatica quale quella in atto contribuisce a accrescere il disagio dei giovani protagonisti e delle loro famiglie». Il magistrato non precisa però quali siano le enfatizzazioni né gli autori, ma il suo suona come un preciso avvertimento a chi ha minacciato la ragazza.

Tornando alle emozioni che vive la ragazzina che ha denunciato le violenze, un passaggio decisivo nella scelta di lasciare la scuola è stato il sentirsi tradita dall’amica del cuore, che era assente da scuola la mattina dei fatti. Una volta informata, l’ha invitata a sporgere denuncia: «Adesso basta, denunciali» avrebbe detto l’amica. «Per poi girarle le spalle» sibila l’avvocato Bergamaschi. E come lei avrebbero fatto in tanti nei confronti di quella ragazzina timida che per mesi aveva dovuto subire le attenzioni dei bulli. Pare che la sedicenne da mesi fosse costretta a subire palpeggiamenti al seno e al fondoschiena, come conferma la stessa avvocatessa. «Molti hanno visto, ma nessuno ha parlato e tantomeno lo farà ora» è l’amara considerazione.

Tocca proprio al legale ricostruire i passi della drammatica vicenda. La vittima avrebbe raccontato che alcuni episodi si sarebbero verificati addirittura durante l’ora di lezione. Ma soprattutto non sarebbe stata l’unica vittima designata dal gruppo. «L’altra però ha reagito quasi subito e la cosa è finita lì». La studentessa «timida» ha invece subito in silenzio fino al 31 gennaio quando il branco è passato all’azione di forza. Al momento di andare nello spogliatoio l’hanno afferrata, le hanno tappato la bocca e trascinata nello spogliatoio maschile (e non nei servizi come sembrava in un primo momento), quello al secondo piano. Per fortuna un insegnante che stava uscendo ha notato la scena ed è intervenuto in suo aiuto.

«Lei ha denunciato tre ragazzi – ammette Maria Teresa Bergamaschi – Il quarto era convinta fosse lì per caso. Ha detto che non aveva preso parte ai fatti, rideva». Il gip Tondina ha invece esteso gli arresti (gli interrogatori sono stati fissati per la prossima settimana) a tutti e quattro, segno che qualcosa deve essere cambiato negli equilibri durante le indagini. «Si tratta di un fenomeno scolastico. La loro forza, i bulli, la trovavano lì dentro» sottolinea il legale che spiega poi come non ci fossero contatti all’esterno tra la sua cliente e quel gruppo. «Per assurdo si sentiva più sicura appena usciva» spiega ancora Maria Teresa Bergamaschi. Per lei, la vera vittima di una mattinata di follia tra le mura scolastiche, il ricordo di quei momenti non svanirà mai come ha ricordato il legale. Anche se l’alberghiero finalese da una decina di giorni non è più il suo istituto. Lo ha dovuto giocoforza lasciare. Era diventato un ambiente ancora più invivibile. «L’importante è che prendano consapevolezza del fatto», è l’amara conclusione dell’avvocato.

Fonte: Il Secolo XIX

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