La giustizia, seppur giusta, ha fatto giustizia o ha fatto troppo giustizia da rendere la giustizia ingiusta?

Il Segretario Generale provinciale SIAP Sandro Chiaravalloti
Il Segretario Generale provinciale SIAP Sandro Chiaravalloti

Piacenza, 30 marzo 2014 -Non mi esprimo sulla colpevolezza o sull’innocenza, non spetta a me: questo sarà concretizzato in giudizio definitivo. Non voglio dire che i calcoli della Legge vigente non consentono ciò, ma è possibile che l’agente Spaccarotella, condannato in Cassazione per un omicidio considerato volontario abbia ottenuto una pena di 9 anni, mentre in primo grado ne aveva ottenuti solo 6, e l’ispettore Claudio Anastasio 20 anni in primo grado di giudizio? Anastasio si difenderà con il proprio legale, ma noi del Siap – quali sindacalisti – nel difendere le condizioni lavorative sempre più insicure e che creano paure, non possiamo far finta di nulla nel vedere che ogni qual volta avviene un processo contro gli uomini in divisa, immediatamente si alzano venti tempestosi – oggi forse calmati con venti anni di galera – e parte dell’opinione pubblica chiede pene severe – quasi una “fucilazione” mediatica – ipotizzando che gli uomini in divisa siano dei privilegiati e impuniti. Invece alla fine, come dimostrato, pagano eccome.

Che strano, se sei un uomo dello Stato e sbagli si dice che è giusto che paghi, e sono d’accordo; ma sei come uomo dello Stato e vieni insultato, offeso, percosso, lo stesso metro di giudizio non c’è. Pertanto la mia paura, ed è il motivo per cui intervengo, è che per dimostrare che non vi è ingiustizia favorendo l’uomo in divisa, si è fin troppo rigidi e di fatto, a mio parere, quando la pena è lieve o quando la pena è troppo pesante, sempre ingiustizia è.

Così come a mio parere ingiustizia è quando chi agisce contro un uomo dello Stato che è obbligato a pagare caro se sbaglia, non paga altrettanto. Che Stato sia, sempre. C’è bisogno di una rivisitazione delle attuali leggi. A mio parere, per i reati come l’assassinio e tutti quelli violenti come la pedofilia o violenza carnale, non ci deve essere nessun patteggiamento e nessun rito abbreviato, perché poi accade che chi non ha ucciso nessuno scegliendo il rito ordinario prenda l’ergastolo, e chi ha ucciso e violentato anche minori, scegliendo i benefici di legge (patteggiamenti, riti abbreviati e pentimenti) se la cava.

Un uomo in divisa è giusto che paghi più di un semplice cittadino, ci mancherebbe altro: ma in questo Paese meraviglioso mentre pare che un picconatore di vite umane sia una vittima sociale e un pedofilo non violenta ma ama, un uomo in divisa potrebbe essere anche “fucilato” . Sia chiaro, lo ripeto: è giusto che un uomo in divisa paghi più di un semplice cittadino, ma certamente non dovrà pagare più di quanto è giusto causa leggi che a mio parere sono obsolete e ingiuste. E’ per questo che oggi più che mai ci vogliono leggi e regole più precise e responsabilità gestionali che devono essere “processate” nell’interno delle forze di polizia: proprio qui è ora di debellare le competizioni, il risultato a tutti i costi che potrebbe portare a scegliere sentieri e scorciatoie nei cui rovi rimanere incastrati.

Il fine che giustifica i mezzi non esiste, lo ha detto la magistratura con la condanna e le indagini. Pertanto, i risultati devono avvenire solo ed esclusivamente senza avvicinarsi affatto a quella linea di confine tra il giusto e sbagliato. Nel nostro ambiente, e questo è successo anche a me per questioni non di carattere penale, i capi ti danno le pacche sulle spalle, ti dicono bravo se porti risultato da contrapporre casomai al risultato del giorno prima dell’altra forza di polizia, ti incitano, ti “minacciano” in modo velato facendoti pensare che potrebbero toglierti dagli uffici investigativi se non porti risultati (soprattutto quando i movimenti e dimensionamenti sono spensierati e punitivi). Quando si sbaglia? Caro collega hai sbagliato ed è giusto che paghi se lo hai fatto, ma ricordati che sei solo.

L’altra notte in questura è successo l’inferno con i profughi fermati: calci a piedi nudi sui muri, botte alle porte, urla, di tutto e di più, tan’tè che oggi è arrivato il fabbro. La paura? Non di loro, sai come fare, potresti ammanettarli, ma hai paura che se fai e sbagli e se si fanno male, anche da soli, ti potrebbero dare venti anni di galera per mille e cinquecento euro al mese scarsi che guadagni. Perché potresti fare male ad un povero uomo di colore disperato anche se lo fai per difenderti.

Il nostro mestiere è sempre più pericoloso, e bisogna dirlo, anche per colpa di colleghi e dirigenti che in tante occasioni hanno dimostrato incapacità nell’operare, creando danni anche a vite umane che ora paghiamo tutti. A proposito, complimenti alla Rai per il servizio sulla condanna di Anastasio che ha concesso un trattamento forse non concesso neanche a Totò Riina. Pagherò anche questo, lo so, ma come dice Vasco Rossi, non si comanda al cuore! Non sarei io.
di Sandro Chiaravalloti, segretario provinciale e regionale, e membro del direttivo nazionale“