Imprenditore settore rifiuti ucciso e dato alle fiamme: due fermi

carabinieri62Foggia, 20 marzo 2014 – I carabinieri del Comando Provinciale di Foggia hanno fatto luce sull’omicidio di Pasquale Del Grosso, 42 anni, ucciso la sera del 16 gennaio scorso, il cui cadavere carbonizzato venne ritrovato nelle campagne di Ascoli Satriano nell’abitacolo della sua automobile avvolta dalle fiamme. I militari hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Foggia, a carico dei due presunti esecutori materiali. Si tratta di Antonio Menna, 44 anni, di Foggia, e Giuseppe Ciocca, 44, di Castelnuovo della daunia. Le accuse nei loro confronti sono di omicidio aggravato dalla premeditazione, distruzione di cadavere, tentato omicidio aggravato, danneggiamento seguito da incendio e porto illegale in luogo pubblico di armi da sparo. Del Grosso era rappresentante legale di una societa’ di intermediazione, gestione e trasporto di rifiuti con sede legale a Carapelle e sede operativa (un capannone di stoccaggio) a Foggia. Inoltre, insieme alla moglie, era titolare di un patronato Inapi. Le indagini, dirette dai sostituti procuratori Alessandra Fini e Paola Palumbo, hanno evidenziato gravi indizi di colpevolezza anche in relazione al tentato omicidio di Angelo Vitale, coetaneo di Del Grosso e anche lui di Orta Nova come la vittima.

Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, che spensero l’incendio, nell’abitacolo della Lancia Thema venne fatta la macabra scoperta. Le prime indagini ed i successivi accertamenti medico legali e di tipo genetico hanno attribuito l’identita’ del cadavere a Del Grosso.
Gli inquirenti hanno ricostruito tutte le fasi dell’omicidio: quella sera Del Grosso aveva fatto salire sulla sua Lancia Thema l’amico Angelo Vitale e, insieme a quest’ultimo, era partito da Orta Nova in direzione di Ascoli Satriano.
Lungo il tragitto si era fermato all’altezza del bivio per Castelluccio dei Sauri ed era andato da solo a parlare con gli occupanti di un’altra auto che erano ad attenderlo poco piu’ avanti sulla stessa strada.
Dopo qualche istante Vitale aveva sentito tre o quattro colpi d’arma da fuoco ed era fuggito a piedi. Mentre correva, nel buio, aveva sentito dei colpi di fucile verso la sua direzione ed era rimasto colpito in maniera non grave alla testa (zona occipitale).
Era riuscito comunque a sfuggire all’agguato ed a nascondersi nella campagna circostante da dove aveva telefonato ad un parente per farsi soccorrere. Il sopralluogo e le audizioni non hanno consentito di raccogliere elementi di rilievo per lo sviluppo delle indagini. E’ emerso soltanto che Del Grosso, la sera prima, aveva discusso per telefono con uno sconosciuto.
Si e’ accertato che l’uomo nel 2007 era stato colpito da una misura cautelare nell’inchiesta cosiddetta ‘Veleno’ della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Imputato per associazione mafiosa (clan ‘Gaeta’ di Orta Nova), traffico illecito di rifiuti e truffe ai danni dell’Inps, venne assolto dal reato di associazione mafiosa derubricato in associazione per delinquere e condannato per gli altri capi di imputazione alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione. Era stato coinvolto in altre inchieste per truffe all’Inps e nel settore agricolo (falsi braccianti).
Gli inquirenti del Nucleo Investigativo hanno individuato sull’utenza telefonica della vittima un numero intestato ad un cittadino cinese residente a Milano. Dal traffico telefonico della vittima sono risaliti anche ad altre due utenze con intestatari fittizi risultate in uso ai due indagati. Hanno poi raccolto indizi in relazione all’ inquietante delitto. In particolare, l’analisi del traffico telefonico ha provato che la sera del 16 gennaio 2014, in orario compatibile con l’esecuzione dell’omicidio, Del Grosso ed il suo amico Vitale si erano incontrati con Menna e Ciocca sulla strada per Ascoli Satriano nella localita’ denominata ‘bivio della morte’.
I due presunti assassini sono stati sottoposti a intercettazioni grazie alle quali gli inquirenti hanno captato diverse conversazioni di rilevantissimo valore probatorio. Sul luogo del delitto sono state sequestrate due cartucce esplose calibro 12. In sede di autopsia sul cadavere sono state rinvenute due borre di cartuccia dello stesso calibro e altri corpi estranei metallici riconducibili a munizioni spezzate. I residui di munizionamento repertati in sede di sopralluogo e di autopsia sono compatibili con l’utilizzo di un’arma a munizionamento spezzato calibro 12.
Durante la fase esecutiva sono stati sequestrati diversi telefoni cellulari in uso agli indagati, alcuni dei quali utilizzati per mantenere i contatti con la vittima. Inoltre, sono stati sequestrati 7 fucili, legalmente detenuti, sui quali saranno eseguite indagini balistiche e diverse munizioni della stessa marca e calibro di quelle utilizzate per uccidere Del Grosso.(Adnkronos)