Lacrime e sangue per i Carabinieri

fedeli (13)Roma, 23 marzo 2014 – Duramente «colpiti», ridimensionati, quasi privati della capacità di reazione. La «mannaia» di Carlo Cottarelli, il commissario alla revisione della spesa, sta per abbattersi sull’Arma dei carabinieri dopo anni di «tagli decimanti» che già hanno piegato la «spina dorsale» della Benemerita. Con la prospettata spending review ad avere la peggio potrebbe essere, come pare inevitabile, la sicurezza dei cittadini. È quanto emerge da uno studio interno elaborato dal Cocer dell’Arma, «disarmata» nell’attesa degli ulteriori «tagli» che non tengono conto della straordinaria e inveasiva opera di razionalizzazione già messa in campo in questi anni dalla Benemerita. Numeri e cifre di quanto già fatto; ricadute e conseguenze che rischiano di abbattersi sulle nostre «divise», quelle che al loro interno annoverano anche il nome di Giuseppe Giangrande, il brigadiere ferito proprio davanti l’ufficio di Palazzo Chigi che ha dato mandato a Cottarelli di trovare 7 miliardi di euro. Eppure l’Arma, che ogni giorno rischia la vita dei suoi uomini, ha già dato, è già venuta incontro alle esigenze di «cassa» dei governi che si sono succeduti.

INTERVENTI GIÀ EFFETTUATI
A causa delle varie leggi finanziarie susseguitesi negli anni, i carabinieri sono stati «costretti» a rivedere la propria organizzazione, «intingendo» nella carne viva di ogni singolo militare, a chiudere uffici, eliminare auto, elicotteri, navi. Perché quando si parla di riformare stazioni e tenenze, è di questo che si tratta: «colpire» un uomo un divisa che si sveglia ogni mattina per proteggere lo Stato e i cittadini. Dal 2001, ad esempio, esiste il Centro Nazionale Amministrativo, creato allo scopo di ricondurre ad un’unica unità organizzativa tutte le attività di gestione di stipendi, pensioni, documentazione matricolare e assistenza fiscale. Un lavoro «amministrativo» che prima era portato a termine da 1.300 militari, dislocati sul territorio nazionale, e che oggi viene svolto da poco più di 300 uomini. Gli «sforzi» dell’Arma, a cui ora si chiede inspiegabilmente di più, sono stati rivolti anche alla cosiddetta «Organizzazione Centrale-Comando Generale Roma», con la soppressione, nel triennio 2009/2012, di ben 266 posizioni d’impiego. Avete letto bene: 266, non una o due. Non è stato nemmeno possibile «proteggere» l’organizzazione addestrativa della Benemerita: sono infatti state soppresse due Scuole Allievi di Fossano (Cn) e Benevento, che hanno significato il recupero complessivo di 486 unità organiche. La «carneficina» non finisce qui. Inevitabile è stato anche «toccare» l’organizzazione Mobile e Speciale, con la soppressione dei servizi amministrativi dei reggimenti e battaglioni, le cui funzioni sono state assorbite dai servizi amministrativi dei comandi Legioni, consentendo il recupero di 1.014 uomini. E poi anche la soppressione dei Raggruppamenti Tecnico Logistico Amministrativi dei Comandi Interregionali, che ha permesso il recupero di 1.083 unità. Di più, obiettivamente, è impossibile fare

VIA AUTO, AEREI, NAVI, ARTIFICIERI, ELICOTTERI
L’Arma, dunque, ha subìto colpi micidiali, colpi da cui, a bocce ferme, sarà difficile riprendersi, soprattutto se si pensa al resto: 178 unità e 51 elicotteri recuperati nel servizio aereo; 234 unità e144 mezzi nel servizio navale (con la relativa chiusura di 82 siti); 49 unità recuperate nel 2012 sul reparto Carabinieri Presidenza della Repubblica e Reggimento Corazzieri; dai nuclei cinofili altre 87, con la riduzione dei presidi a 21; è poi 55 unità dai Comandi Artificieri, 107 tra i tiratori scelti e 60 nell’ambito dei subacquei.

STAZIONI CHIUSE, COMPAGNIE A RISCHIO
I cittadini hanno potuto assistere alla «sparizione» delle stazioni dei carabinieri, perdendo un punto di riferimento imprenscindibile, una garanzia di protezione e «sicurezza», un «alleato» fidato e sempre presente. Sono state accorpate 31 stazioni. Per quattro di esse è già pervenuto l’assenso del ministero della Difesa e si procederà all’accorpamento. Per altre cinque è stato richiesto l’assenso ministeriale. La «mannaia» rischia inevitabilmente di abbattersi anche su altre 32, sulle quali sono in corso di ulteriori approfondimenti. Sono stati, inoltre, soppressi due presidi presso scali ferroviari e aeroportuali, mentre sei compagnie sono state rimodulate in tenenze. Infine un’altra compagnia è stata soppressa e le competenze sono state trasferite a quella confinante. Dovrebbe bastare per convincere Cottarelli a rivedere i suoi piani, convincerlo che «tagliare» ancora le «divise» è un non sense, un boomerang, illogico. Nell’ambito di un tavolo tecnico presso il dipartimento della polizia di stato si è anche agito verso un’ulteriore razionalizzazione con altri interventi che penetrano nella vita dei militari e conseguentemente dei cittadini. L’attenzione è stata posta su 228 Comuni, e sono stati individuati 45 centri su cui fondare la riorganizzazione della sicurezza. Più esattamente sono state soppresse sei compagnie, altre tre sono state spostate, avendo come fine l’accorpamento di 9 stazioni. In pochi dei comuni individuati la situazione e rimasta invariata. Interventi «massacranti» per la Benemerita, che consentirebbero sì di recuperare 276 «posizioni di impiego», ma a che prezzo?

GAZZELLE SPARITE E SICUREZZA A RISCHIO
Eppure è chiaro, assodato, accertato, che ogni volta che da un paese o quartiere sparisce una caserma, la «gazzella» non si vede più e al numero di telefono memorizzato da decenni (il 112) non risponde più nessuno, gli effetti sulla comunità sono pessimi. Lo dimostrano le indagini demoscopiche, che provano come gli italiani ripongano la loro fiducia proprio negli uomini in divisa. Il loro gradimento verso i carabinieri e tutte le forze di polizia è sempre alto. Ed è quasi un mistero il come riescano ancora ad agire e svolgere il proprio lavoro, nonostante da sette anni i loro bilanci si siano drasticamente assottigliati. Allora c’è da chiedersi: come può uno Stato ordinare una sicurezza più oculata sul territorio e allo stesso stesso tempo tagliare le risorse economiche per attuarla?

UMILIATI E OFFESI, DIVISE A META’ STIPENDIO
La spending review ha creato fra gli uomini dell’Arma scoraggiamento e sofferenze. Negli ultimi anni leggi e decreti si sono abbattiti sulla Benemerita, mese dopo mese, anno dopo anno, sfiancando chi nell’Arma c’è da decenni e chi c’ha appena messo piede. E se nonostante ciò i carabinieri continuano a servire lo Stato fedelmente e proteggere i cittadini, dall’altro non si può far finta di non vedere che vengono trattati come gli «altri» dipendenti pubblici ignorando la loro specificità, che viene così calpestata, sminuita, messa in secondo piano. Cos’è infatti, se non questo, il blocco degli aumenti stipendiali, quello dei contratti, l’accorpamento del contratto normo-economico triennale, il blocco degli avanzamenti nel grado, quello su alcune indennità come l’assegno di funzione, la rivisitazione del sistema pensionistico, il blocco ormai infinito della previdenza complementare. E il protrarsi anche nel 2014 del blocco delle retribuzioni relative alle promozioni e agli automatismi stipendiali, non può non alimentare un disagio palpabile, crescente, a volte ingestibile. Se solo le Istituzioni dessero un segnale di considerazione in questo ambito, di certo ciò rappresenterebbe un passo concreto verso il riconoscimento di quella «specificità» sostanzialmente messa da parte.

RAZIONALIZZAZION DEI COMANDI
Lo Stato ha dunque abbandonato i «suoi» carabinieri? Ha lasciato al loro destino quei servitori che «nei secoli» hanno dato e danno la vita per gli altri? Lo Stato dimentica che quegli stessi carabinieri hanno moltiplicato i loro sforzi con la inevitabile conseguenza di aver dovuto accantonare, trascurare, le loro famiglie per dedicarsi alla sicurezza dei cittadini? Lo Stato non sa che i carabinieri sempre più spesso si separano dalle proprie mogli e che molti di loro si suicidano, come dimostrano i numeri? È solo un dato statistico o non è un segnale drammatico di scelte sbagliate? Oggi un carabiniere non finisce più la carriera nell’Ufficio/Comando che ha contribuito a far crescere; non ha certezze sulla pensione (chi va in pensione in questo momento storico subirà un notevole danno economico); non si vede riconosciuta la previdenza complementare; si vede congelati gli aumenti stipendiali, l’avanzamento nel grado, l’assegno di funzione; assiste al mancato riordino dei gradi che preclude la speranza di carriera e nemmeno al rinnovo dei contratti; non si vede più affiancato da carabinieri giovani a causa del blocco delle assunzioni. È troppo. A causa del blocco parziale del turn over, la forza effettiva dell’Arma registra un deficit organico di 12.600 unità a fronte di una forza prevista dalle leggi di 117.920 unità. Signor Cottarelli legga queste cifre, e si metta una mano sulla coscienza.
di Luca Rocca

Fonte Il Tempo