Un monumento non rappresentativo

monumento cadutiRoma, 30 marzo 2014 – Può un monumento ricordare chi ha dato la vita per un Paese migliore? Da solo no. Ma può stimolarci a ricordare, a pensare quanto quelle persone si siano sacrificate per la comunità. Solo allora quel monumento avrà un senso, un valore simbolico, anche educativo e pedagogico, e potrà essere uno stimolo per migliorare. Non è però il caso del monumento dedicato ai caduti per mano della mafia a Palermo, che a prima vista appare un rudere. Arrugginito, quasi a voler rappresentare lo stato di salute della lotta alla criminalità organizzata. Ma soprattutto brutto da vedere e per nulla simbolico. Cosa rappresentano quei due pilastri di ferro ormai pieno di ruggine? A prima vista potrebbe sembrare una commemorazione delle vittime dell’11 settembre, un tentativo maldestro di imitare le twin towers abbattute dagli aerei.
Invece no, quella struttura si trova nel capoluogo della Sicilia, città per giunta turistica. Sfidiamo qualsiasi turista a capire che l’intento di quel rudere sia ricordare le vittime della mafia. Per comprenderlo, bisogna leggere l’insegna. Ma per leggere l’insegna, bisognerebbe avvicinarsi, quindi essere invitati a farlo. Difficile che chi passa davanti a quel monumento ne venga attratto e sia quindi spinto a capire di cosa si tratti.
Il problema della lotta alla mafia non è certo una questione di ferro arrugginito o di monumenti più o meno vistosi o gradevoli alla vistra. Ma certo, qualcosa che rappresenti meglio il sacrificio di chi ha combattuto eroicamente contro Cosa Nostra, sacrificando la propria vita, sarebbe auspicabile oltre che segno di maggiore rispetto.

 

Di Riccardo Antonioli