Sesso a scuola e ricatti tra minori: «100 euro o dico che mi stupri»

crisi di coppiaGenova, 1 aprile 2014 – Gli adolescenti hanno un rapporto troppo disinibito e per questo molto complesso con il sesso. Nella società 2.0 può capitare di conoscersi su internet, ma anche che delle ragazze entrino in una scuola per proporre e consumare sesso. E’ quello che è successo quest’inverno, nel cortile di un istituto professionale, ponente genovese. Erano tutti minorenni. Le ragazze erano in tre. “Volete scopare?”, l’invito. Poi il ricatto: “Ora mi dai 100 euro o dico che mi hai violentata, ho il tuo dna addosso”.

Il corpo diventa ricatto e il sesso un’arma. Non tutti gli adolescenti vivono così la propria sessualità, ma episodi simili capitano anche in altre scuole. Questa storia è finita bene: il ragazzo non ha pagato, ha parlato con un professore ed è interventuta la polizia, ma in tanti hanno chiesto soldi ai genitori accettando il ricatto di queste pseudo ‘baby squillo’.

VOCI FUORI DAL CORO Non tutti i ragazzi dell’istituto Bergese di Sestri Ponente la pensano così. Dopo lo scandalo ci tengono a far sentire la loro voce. Non vogliono passare per una generazione perduta. Ammettono che Internet e i social network hanno cambiato anche il modo di vivere l’amore, ma da qui a diventare baby-squillo ce ne corre: “Non è giusto. I miei genitori non lavorano e a casa non abbiamo soldi, ma non mi prostituirei mai – confida Francesca, avvicinandosi a un gruppo di amiche – Si trova sempre un’altra soluzione. La dignità è la prima cosa”. Di parere simile anche Alessia: “Il sesso e l’amore hanno perso valore. Ora si fa così, tanto per divertirsi o magari per essere popolare. Piuttosto che fare una cosa del genere vado a pulire i cessi in stazione. Vendo i miei vestiti, prima di vendere me”.
Anche i maschi sono scossi: “Magari io sono uno su cento, ma credo che si debba provare qualcosa per fare l’amore. Non è logico vendersi. E poi ricattare è squallido”.

QUESTIONE DI PREZZO “Quale cifra saresti disposto ad accettare per andare a letto con una persona, senza essere innamorata o senza amarla?”. Clara D’Avenia, operatrice pedagogica all’Aied di Genova, risponde sulle pagine del Secolo XIX: “Non esiste un prezzo per il quale uno è disposto a non accettare, che siano 30 o 100.000 euro. Non è la domanda sbagliata, non è l’idea che si possa fare. Quel che serve è la capacità di capire che farlo è sbagliato, a qualunque età, soprattutto se sei un adolescente. Ed è per questo che servono i paletti, sui quali i ragazzi possono appoggiarsi, trovare un aiuto. Serve un confronto familiare e quando la famiglia non può sostenere da sola questo ruolo deve essere aiutata”.

SEXTING Molto diffusa tra i giovani è la pratica del sexting: ci si fotografa o ci si filma con il telefonino, nudi, spesso in pose provocanti. Lo si fa di nascosto dai genitori e si inviano le immagini. Così si diventa autori di pornografia, spesso con proposte di sesso a pagamento. “Abbiamo inviato al cliente foto che ci ritraevano nude, a me ha mandato una ricarica di 15 euro, a Chiara di 10”, raccontano le baby squillo di Sanremo.
Secondo Clara D’Avenia gli adolescenti sono continuamente stimolati, ma allo stesso tempo sono scomparsi gli strumenti per orientarsi e capire come vivere questi stimoli. Occorre, inoltre la giusta risposta alle loro domande.

Fonte Il Gazzettino