Entra in gioielleria e riconosce il suo collier: era al collo della titolare del negozio

gioielleriaRoma, 3 aprile 2014 – Vendeva preziosi nella propria gioielleria indossando un collier rubato in un appartamento di Acilia solo venti giorni prima. Una debolezza per la quale, una trentottenne di origine polacca residente a Roma, dovrà ora affrontare un processo davanti al giudice del tribunale monocratico di piazzale Clodio. Insieme alla donna, anche la figlia e il compagno saranno chiamati a difendersi dell’accusa di ricettazione di molti degli oggetti precedentemente scomparsi dalla cassaforte dei legittimi proprietari e ritrovati in loro possesso.

IL FURTO
La vicenda ha inizio il 3 marzo del 2007 quando, rientrando in casa dopo una serata trascorsa fuori, una coppia romana scopre che la cassetta nella quale custodiscono preziosi per un valore di circa 400.000 euro è stata forzata e svaligiata. Dalla cassaforte mancano pezzi pregiati come orologi Rolex e Cartier, anelli, bracciali, diamanti e collane, ma i ladri non sembrano aver risparmiato nemmeno tutti quegli oggetti di minor valore accumulati nel tempo dalla famiglia. I due, non possono far altro che sporgere querela e sperare nelle indagini delle forze dell’ordine. Le probabilità che la refurtiva venga rintracciata e restituita alle vittime non è altissima e per rientrare in possesso del maltolto, ai coniugi, servirebbe un colpo di fortuna o una mossa falsa dei ricettatori. Due circostanze che, incredibilmente, si materializzano davanti agli occhi delle vittime nell’esatto momento in cui entrano nel negozio dell’imputata.

LA RICETTAZIONE
Arrivati per caso alla gioielleria di via delle Gondole, marito e moglie si accorgono immediatamente della situazione. Dal collo della commerciante pende proprio il collier appartenuto alla signora, e la coppia cerca di ottenere conferma ai propri sospetti. Qualche tempo prima del furto, la collana era stata fatta modificare dalla legittima proprietaria che, dopo averla osservata da vicino, si convince di essere davvero di fronte all’oggetto rubatole venti giorni prima. Senza battere ciglio chiede di poter vedere qualche pezzo pregiato non in esposizione e viene subito accontentata dal compagno della gioielliera, che insieme alla figlia di quest’ultima lavora nel negozio. A questo punto, quando gli imputati propongono in vendita un altro dei preziosi rubati, il marito esce dalla gioielleria e avvisa i carabinieri di quanto accaduto. Giunti sul posto, gli agenti avrebbero poi trovato parte della refurtiva occultata sia nel retrobottega che nell’abitazione dello stesso imputato.
Un anno dopo, nell’ottobre del 2008, per la coppia arriva un secondo colpo di scena. Mentre la vittima si trova in attesa nelle corsie dell’Ospedale Grassi di Ostia, incontra di nuovo una delle imputate. Questa volta a sfoggiare uno dei suoi gioielli è la figlia della commerciante e la storia si ripete.

Riccardo Di Vanna
Fonte: Il Messaggero