Svizzera, le frontaliere del sesso: tra le prostitute aumentano le italiane

escortBerna, 13 aprile 2014 – In Svizzera le chiamano “frontaliere del sesso”. Sono prostitute, giovani, straniere. E sono sempre di più le italiane, che superano il confine per praticare il mestiere più vecchio del mondo di notte e, di giorno, tornare a casa. La conferma arriva dal titolare di un portale di annunci, incontriticino.th, intervistato dal Corriere della Sera: “La percentuale delle italiane che si iscrivono sta salendo moltissimo negli ultimi tre anni. Prima si contavano sulle dita di una mano, ora ce ne sono almeno 25, diverse frontaliere”. Anche loro cercano fortuna nel “modello svizzero”. Oltralpe, nonostante certo bigottismo sul tema, la prostituzione è attività legale e soprattutto regolamentata anche fiscalmente. “L’obiettivo è evitare la prostituzione di strada e la clandestinità – puntualizza Norman Gobbi, ministro ticinese con delega alla prostituzione -. Chi vuole prostituirsi deve registrare la sua presenza sul territorio alla polizia, dopodiché ottiene un permesso di cinque anni”. In Ticino, dove i permessi sono facili, si stimano circa 600 squillo.

Squillo che evadono – Quasi tutte le ragazze, tra i 20 e i 30 anni, molte romene, lavorano in stanze affittate in motel. Di fatto, case chiuse, come il Motel Castione, che ospita le libere professioniste al prezzo di 120 franchi svizzeri al giorno, poco più di 100 euro. Ai circa 200 clienti quotidiani, invece, offre ingresso e consumazione a 10 franchi. Gli uomini e le squillo si incontrano al bar, quindi si appartano nelle camere affittate. Il guadagno, per una prostituta, è notevole: 80 franchi per mezz’ora, fino a 5-6.000 franchi al mese. Molte però le tasse su quei guadagni non le pagano, perché hanno trovato il modo di aggirare il Fisco: praticano per un paio di mesi, quindi tornano in Patria. Il mistero più vecchio del mondo, anche quello più furbo. qu
Fonte Libero Quotidiano