L’inchiesta: funzionario della Provincia usciva per andare “in chiesa”

carabinieri38Le accuse: «Con artifizi e raggiri attestava falsamente la sua presenza»

Brescia, 15 aprile 2014 – Pare che ai colleghi fosse solito dire una battuta, prima di infilare la porta del suo ufficio. «Vado in chiesa!» scherzava. Il punto è che l’orario di lavoro non era ancora terminato. A Pietro Bondoni, dipendente dell’amministrazione provinciale nell’area tecnica, settore Manutenzione e Viabilità, la procura contesta non a caso un utilizzo per così dire «disinvolto» del cartellino. Quello che era tenuto a timbrare all’ingresso e all’uscita, ma anche ogni volta che dall’assessorato di piazza Tebaldo Brusato si allontanava. Per andare al bar con gli amici e non solo. E non sarebbe capitato una sola volta. Perché «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso – secondo l’accusa – con artifizi e raggiri induceva in errore l’amministrazione di appartenenza» che lo credeva, invece, alla sua scrivania.

Dove andava il geometra Bondoni
Bondoni avrebbe insomma mentito, attestando falsamente la sua presenza in ufficio, in più occasioni. Come? Anche facendo timbrare ad altri il suo cartellino segnatempo prima di arrivare sul luogo di lavoro. Ma in caso non ci fosse nessuno disponibile a prestarsi al gioco, Bondoni non avrebbe esitato ad allontanarsi dalla sua postazione, senza però vidimare il cartellino. E, allo stesso modo, senza aver chiesto la relativa autorizzazione al dirigente preposto. Così il funzionario finito agli arresti domiciliari per ripetute ipotesi di reato di peculato e falso in atto pubblico per l’assegnazione di appalti con procedure fittizie «di somma urgenza» e turbativa d’asta (in concorso con altri dipendenti pubblici e imprenditori) si sarebbe preso gioco anche della Provincia. Ma senza rinunciare a parte dello stipendio, quindi procurandosi «l’ingiusto profitto corrispondente alla retribuzione indebitamente percepita per il periodo di tempo durante il quale si era allontanato» per motivi personali.

Un collaboratore gli copriva le spalle
A coprirgli le spalle – fino all’inizio del settembre 2012 – un collaboratore tecnico (sempre dipendente del Broletto) che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, in più occasioni avrebbe timbrato il cartellino di Bondoni al suo posto, quindi, contribuendo in maniera concreta al raggiro. L’aggravante: aver commesso il fatto in danno all’Ente pubblico (che vale in questo caso come per tutti gli altri reati contestati agli indagati dell’inchiesta sugli appalti di alcune importanti strade provinciali). Sembra dunque fosse un’abitudine, per il funzionario del Broletto, permettersi orari «flessibili» e uscite di svago per sgranchirsi le gambe e stare in compagnia, senza preoccuparsi di permessi e, soprattutto, del fatto che il suo cartellino non riportasse il vero. Nero su bianco: gli orari ufficiali. E gli ingressi. Ma a volte, Bondoni in ufficio non era ancora arrivato e a vidimare ci avrebbe pensato un collega, che si sarebbe tenuto il cartellino in tasca in attesa di riconsegnarlo. Oltre alle entrate «posticipate» nell’ufficio di piazza Tebaldo Brusato, ci sarebbero le pause «non autorizzate»: un caffè, quattro chiacchiere, un incontro. Nessuno ai piani alti sapeva, eccezion fatta per chi avrebbe chiuso un occhio e si sarebbe prestato all’inganno. «Vado in chiesa!» sembra fosse solito dire ai colleghi Bondoni prima di uscire. Con ironia, nella piena consapevolezza di una meta alternativa. A pregare che tutto filasse liscio, magari, saranno stati i colleghi.

M. Rod.
Fonte: Corriere di Brescia