Rapinano un’anziana: presi, rischiano il linciaggio

carabinieri69Rossiglione (Genova), 17 aprile 2014 – È il volto di un animale braccato quello che viene dato in pasto alla folla. L’uomo nero che ha terrorizzato un intero paese non fa più paura mentre sfila con le manette ai polsi e ora sono i carabinieri a doverlo difendere dalla furia della folla. Cammina con la testa china, con un’espressione che è un misto di paura e di vergogna. Difficile riconoscere in lui quel giovane ambulante gentile e sorridente che un giorno si è trasformato in una bestia, pronta a legare e rapinare proprio quella pensionata che quando poteva gli dava qualche euro e qualcosa da mangiare. L’hanno quasi ammazzata per una collana e la fede nuziale.

Solo poche settimane fa Giuseppina Sciutto, 84 anni, aveva aperto a uno dei suoi aguzzini. Lui è tornato ieri mattina, insieme a un complice. Avevano i volti coperti da due sciarpe. L’hanno immobilizzata con alcune corde e imbavagliata. Le hanno stretto una maglia intorno alla faccia fin quasi a soffocarla. A salvare la donna l’intervento del figlio, che ha messo in fuga i due rapinatori: «Per un attimo sono stato sicuro che mia mamma fosse stata uccisa – sospira Claudio Zunino – Era sul letto, immobile, sembrava non respirasse più».

Li hanno catturati i militari alla fine della giornata dopo una caccia all’uomo nei boschi di Rossiglione. Il teatro di questa vicenda è un piccolo borgo dell’entroterra di Genova, una realtà di tremila abitanti dove una pensionata come Giuseppina era abituata a lasciare la porta aperta e le chiavi nella toppa. Perché «in paese ci si conosce tutti» e non c’è mai stato «nulla da temere». Da un po’ di anni a questa parte la campagna sembra essersi fatta città. C’è più di un appartamento qui intorno che è stato svaligiato negli ultimi tempi. È una vecchia storia, più la crisi si fa sentire, e più cresce l’insofferenza contro questi episodi. E contro «gli immigrati».

Sono le otto di mattina di ieri quando Giuseppina Sciutto esce per andare a dare da mangiare alle galline. Vive in una casa indipendente, con un po’ di terreno intorno per gli animali. Ogni mattina passa a trovarla il figlio Claudio, 53 anni, ex addetto alla linea volo della Piaggio Aero Industries di Genova, azienda gloriosa che oggi attraversa una crisi nera.

Il fratello Elio, ex assessore locale, è morto per un infarto l’anno scorso, durante una battuta di caccia. Nella serratura ci sono sempre le chiavi, così se Claudio arriva, può entrare da solo. Questa mattina però non è lui ad aprire la porta. La pensionata non fa nemmeno in tempo a rientrare che si trova davanti due uomini coperto da sciarpe.

«All’inizio pensavo si trattasse di uno scherzo – racconta agli investigatori – Ho capito che facevano sul serio quando mi hanno messo le mani sulla faccia. Non volevano che gridassi allora mi sono spaventata sul serio». I due sconosciuti la bloccano e la legano con una corda. «Vi prego non fatemi del male – li implora lei – Prendete tutto ciò che volete ma non fatemi del male».

I due sono spaventati, hanno paura di essere scoperti. Afferrano una maglia e gliela schiacciano sul volto. È una stretta soffocante. Solo per una questione di minuti l’anziana, ritrovata quasi priva di sensi, non muore per carenza di ossigeno. A quel punto i malviventi la sollevano di peso e la adagiano sul letto.

La scena, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dura al massimo un quarto d’ora. I due rapinatori, che avevano appena iniziato a frugare nei cassetti, vengono disturbati dall’arrivo del figlio della proprietaria di casa. Si nascondono nella camera e rubano quello che possono. Slacciano dal collo della donna una collana, le sfilano la fede nuziale e le strappano un orecchino, che nella confusione del momento cade a terra.

Sentono i passi di Claudio Zunino che avanza nel corridoio e lo sorprendono alle spalle mentre l’uomo sta per entrare in cucina. Tentano di neutralizzare anche lui, ma questa volta si trovano di fronte ben altra resistenza. L’uomo riesce a divincolarsi e a mettere in fuga la coppia. È un attimo, una frazione di secondo.

Ma Zunino riconosce sotto quelle maschere una voce familiare. Lo dice subito ai carabinieri: «Per me è il ragazzo che passava a vendere per il paese. Mia madre gli dava sempre qualcosa. L’ultima volta lo aveva fatto entrare e gli aveva anche offerto il caffè». Se la danno a gambe adesso i due rapinatori. Il figlio della vittima li insegue, ma poi ritorna indietro per sincerarsi delle condizioni della donna. Nel frattempo i carabinieri della stazione di Rossiglione e del nucleo operativo di Arenzano scatenano una caccia all’uomo.

Alcuni passanti vedono i fuggiaschi dirigersi verso la ferrovia. Li inseguono e li perdo. La ricerca continua anche con l’aiuto di un elicottero. Finché, dopo vari avvistamenti, riescono ad arrestarli nei boschi che sovrastano il paese. In manette finiscono Mustafà Dahman, 21 anni, residente nel centro storico di Genova e un precedente per rapina alle spalle, e Zahiri El Habib, 22 anni, entrambi di nazionalità marocchina.

È lui il basista, il volto noto a molti perché bussava alle porte del paese chiedendo qualche spicciolo. La rabbia degli abitanti, scesi in strada per partecipare alle ricerche, è soprattutto verso di lui. «Vergognati – gli urla un amico delle vittime mentre trattiene il figlio – Guardalo in faccia se hai coraggio». Zahiri abbassa la testa. In tasca gli trovano la fede, sfilata alla donna che gli aveva aperto la porta.

Marco Grasso
Fonte: Il Secolo XIX