Noi poliziotti al massacro per difendere la gente

poliziotti feritiRoma, 19 aprile 2014 – Tutti abbiamo avuto modo di osservare le immagini di quanto accaduto pochi giorni or sono a Roma. Una orda di barbari travisati, armeggiando bombe carta, molotov e spranghe, sotto la falsa insegna della rivendicazione abitativa, nella totale consapevolezza di immunità e impunità, ha dato l’assalto ad alcuni quartieri della capitale. Ai noi poliziotti è stato affidato il compito di affrontarli, contenere i danni, difendere il legittimo diritto a manifestare pacificamente, tutelare l’incolumità dei cittadini e la proprietà pubblica e privata. Purtroppo la guerra è impari. Non manchiamo di coraggio, determinazione, spirito di sacrificio e dedizione ma il sistema che desideriamo difendere ci avversa e il fuoco amico ci lancia bordate letali. Dopo ore di deliberata guerriglia urbana nella quale una teppaglia di delinquenti ha goduto incendiando, distruggendo e spedendo all’ospedale una ventina di colleghi, l’attenzione dei media si è concentrata su uno di noi che con un piede ha calpestato una persona di sesso femminile.Un gesto apparso inopportuno ed errato, ma certamente figlio di una perdita di controllo dovuta all’urto fortissimo dello stress patito nell’affrontare una situazione di reale guerriglia urbana in cui il rischio della vita è apparso qualcosa di più di una astratta ipotesi. Il collega, auto segnalatosi, si difende sostenendo di aver calpestato la persona in quanto concentrato visivamente su ben altro. Il contesto in cui stava operando era drammativo.
I «soliti» canali mediatici si scatenano, c’è chi invoca la gogna e chi la ghigliottina. I radical chic, sorseggiando Franciacorta Bellavista, «ruttano» bollicine di veleno e gli allergici alle divise ingeriscono antistaminici all’odio. Ci chiediamo quale sia la colpa mortale del collega: la propria azione o vestire una divisa? Purtroppo, per quanto «cretina» risulti, la risposta esatta è la seconda. La grande colpa non sta tanto nell’avere perduto il controllo o nel camminare in maniera disattenta, ma nell’essere poliziotto.
A tutti coloro che hanno goduto di questo linciaggio mediatico diciamo: invece di odiarci ipocritamente, aiutateci a far sì che noi si possa continuare a garantire ai cittadini la sicurezza a cui tutti ambiscono. Giorno per giorno noi rischiamo anche per voi, facciamo patire le nostre famiglie per una miseria di stipendio. Ma vi rendete conto, cari amici «odiatori», che non ci consentite neppure di lavorare con efficacia e in tranquillità? Sappiate che voi, minoranza di pensiero burattinaia, espressione di una falsa cultura della nostra Nazione, fiancheggiata costantemente da alcuni professionisti della disinformazione, danneggiate tutti, non solo noi! Le auto incendiate non appartengono solo ai vostri «simili», ma anche alla povera gente che la pensa diversamente ed i danni agli arredi urbani altro non sono se non tasse in più per tutti. Rendetevi conto che i veri vandali non sono solamente coloro che per strada distruggono, ma anche voi che li tutelate, nascondete e legittimate. La nostra missione è servire la comunità, quindi anche voi, nonostante non siate degni dei nostri rischi e sacrifici.
Sappiate che non abbiamo nulla da nascondere, soprattutto quando lavoriamo e siamo chiamati all’ingrato compito di garantire la pacifica convivenza e l’ordine pubblico nelle piazze. Siamo contrari all’identificativo, non solo perché i «numeretti» sono stati superati dalla tecnologia, ma soprattutto perché esporrebbero inutilmente a rischio le nostre famiglie. Vorreste farci credere che non siete consapevoli del problema delle false denunce? Migliaia piomberanno pretestuosamente contro di noi allo scopo di intorbidire la verità e colpirci. Se realmente perseguite uno scopo di verità e giustizia, dimostratecelo. Aiutateci a sostenere le seguenti proposte: la presenza di un magistrato requirente che confermi i presupposti degli arresti da noi operati e individui, in tempo reale gli elementi di prova, per richiedere la convalida, il giudizio direttissimo e per condividere una «sana» responsabilità della piazza; telecamere in dotazione personale, per promuovere una azione di verità e giustizia, in grado di video-fono registrare e certificare da quale parte stia il male e chi siano i veri mascalzoni. Dimostrate che il vostro pensiero è onesto.

di Gianni Tonelli, Presidente nazionale Sap

Fonte Il Tempo