La escort dei Vip: “Sposati e con figli. Ecco chi sono i miei clienti”

prostitute prostituzione1Roma, 20 aprile 2014 – «Mi trattavano come oggetti, provo nausea per loro, erano falsi e si vantavano delle professioni che facevano, mostravano i tesserini». Ottanta clienti della Roma bene, una lunga lista di nomi, tutti professionisti di un certo livello che approfittavano di Marina Zarcone, 40 anni, un passato da segretaria di produzione nel mondo del cinema.

Marina i primi di marzo ha denunciato il suo ex fidanzato, R. P., lui che le avrebbe reso la vita un vero inferno. Prima le violenze, la persecuzione, poi l’avrebbe costretta a prostituirsi. Marina escort di lusso, Marina che ha tentato il suicidio e che alla fine ha trovato la forza e ha denunciato tutto ai carabinieri e che oggi si racconta «per convincere le donne che si trovano nella mia situazione a non subire». La procura ha aperto un’inchiesta: R.P. è indagato per stalking, favoreggiamento e prostituzione e una fetta della Roma a luci rosse trema. I clienti verranno ascoltati come persone informate sui fatti.

Marina, cosa prova quando la definiscono escort di lusso?
«Sono stata costretta a prostituirmi dal settembre del 2013. Il mio ex fidanzato mi minacciava, ero soggiogata psicologicamente dopo 15 anni di violenze».

Che tipo di violenze?
«Botte, minacce, sono stata varie volte all’ospedale e non ho mai denunciato, mai. Avevo troppa paura, non mi rendevo conto di quello che stava succedendo».

Viveva in un clima di terrore?
«Sì, continuamente e mi sono ritrovata nel settembre del 2013 in quello squallido appartamento all’Eur. Me lo aveva procurato lui».

Cosa succedeva in quell’appartamento?
«Ero costretta a prostituirmi, ricevevo i clienti».

Che tipo di clienti?
«Tutti professionisti, erano avvocati, imprenditori, medici e giornalisti».

L’età media?
«Dai quaranta ai cinquanta anni, ma c’erano anche professionisti più grandi, in età pensionabile».

Come la contattavano?
«Il mio ex fidanzato faceva da ponte, mi diceva che aveva messo un annuncio con le mio foto sul web. Mi aveva chiesto di mettere nella rubrica del cellulare i clienti fissi, quelli che pagavano bene».

E quanto pagavano?
«Dai 100 ai 150 euro, dipendeva dal tempo. Ma io non prendevo niente, lui mi toglieva tutto quello che mi davano, circa 700 euro al giorno».

Erano sposati?
«Sì, quasi tutti. Uno in particolare mi diceva che aveva tre figlie e una aveva la mia età. Rivedeva in me sua figlia, ma non si fermava».

Nessuno ha capito la sua sofferenza? La sua costrizione?
«Qualcuno mi diceva che non dovevo farlo, che meritavo di più dalla vita, ma poi, dopo le chiacchiere, non si fermava».

Clienti che dopo la sua denuncia sono stati ascoltati dal pm Pietro Pollidori come persone informate sui fatti?
«Credo di sì, so solo che alcuni di loro sono personaggi di un certo rilievo, come un giornalista che lavorava in un telegiornale importante, si occupava di cronaca».

Non ha mai provato a ribellarsi?
«No, avevo paura e vivevo in un profondo stato di terrore».

Alla fine ha denunciato tutto.
«Il 3 marzo ho denunciato il mio ex fidanzato: era venuto sotto casa a minacciarmi. Solo dopo la denuncia ho preso coscienza di tutto. Poi ho tentato il suicidio: era la festa della donna, in tv si parlava di stalking, femminicidio, e io non ce l’ho fatta».

Perché ha deciso di rilasciare questa intervista?
«Per lanciare un messaggio alle donne che in questo momento stanno vivendo la mia stessa tragedia ma non hanno il coraggio di denunciare. Devono farlo invece, devono trovare la forza».

Laura Bogliolo
Fonte: Corriere Adriatico