ANTIMAFIA 2000, LA CONDANNA DI MASI E LO STRANO MODO DI INTERPRETARE LA GIUSTIZIA….

jannone“Vincono ancora una volta “loro”: Saverio Masi condannato”. “
Si intitola così su Antimafia Duemila, una rivista su cui potremmo discutere a lungo, l’editoriale di Francesco Bertelli che commenta la condanna definitiva da parte della Suprema Corte di Cassazione del maresciallo Masi Saverio, capo scorta di Di Matteo, a sei mesi di reclusione per falso materiale e tentata truffa.  La vicenda del maresciallo Masi è una vicenda come tante, forse di cattiva gestione del personale nell’Arma.  Masi in servizio al Nucleo Operativo o Investigativo di Palermo, come facevano, hanno fatto e fanno in tanti (me compreso quando ero in servizio), utilizzava di tanto in tanto l’auto personale, vista la cronica penuria di mezzi impegnati nelle tante scorte, molto spesso inutili, per indagini.  La multa, la dichiarazione con la firma del comandante per evitare l’ingiusto pagamento, il procedimento penale.  Fin qui storie già viste e forse un filo di mancanza, diciamo di tempra da parte di comandanti che avrebbero dovuto ammettere che quella era la prassi.  Masi viene trasferito e finisce alle scorte. Con chi? Con Nino Di Matteo. La storia strana comincia dopo.  A Di Matteo Masi non fa solo da scorta, ma anche da testimone. Teste nel processo sulla “trattativa stato Mafia” Racconta di quando era stato fermato mentre cercava di arrestare Messina Denaro e poi Bernardo Provenzano ed altri latitanti ancora.  Perché sopra, “loro” non volevano che si catturassero i latitanti. Questo il messaggio di sintesi. E così sulla scia del clima generale che contrappone “trattativisti” ad “antitrattativisti”, come in uno stadio a botta di Facebook e altri social, Masi viene trasformato presto in un icona dell’Antimafia. Guai a chi lo tocca, come guai a chi tocca Massimo Ciancimino.
In questo strano gioco delle dietrologie, il suo processo appare agevolmente come il complotto dei “poteri forti” contro l’eroe dell’Antimafia. Una conclusione sin troppo scontata in questo pezzo d’Italia a caccia di storie piccanti.  Uno strano modo di interpretare la giustizia, quella di Antimafia 2000.
Giusta ed equa se condanna, ad esempio…il generale Giampaolo Ganzer. Per non parlare se la condanna riguardi Contrada. Strana giustizia, per non dire peggio, quando assolve Mori e Obinu.
Insomma: magistrati buoni o magistrati cattivi, solo se condannano i nemici, assolvendo gli amici e viceversa, rispondendo a tesi costruite in questa folle lotta mediatica.

Anche quando la sentenza di Masi diventa definitiva la conclusione è allora scontata “HANNO VINTO LORO!”.
Ma….scusi signor Bertelli: loro chi?

di Angelo Jannone