Omicidio di Jason, il pm chiede l’ergastolo per i genitori: fecero sparire il bimbo

katia reginellaAscoli, 14 maggio 2014 – Omicidio del piccolo Jason, chiesto l’ergastolo per i genitori. Il Pm, durante i processo in Corte d’Assise, mostra in aula per la prima volta una foto del bambino ucciso.
Ergastolo. È la condanna chiesta dal pm Cinzia Piccioni per Denny Pruscino e la moglie Katia Reginella, sotto processo in Corte d’Assise a Macerata per l’omicidio e l’occultamento del cadavere del piccolo Jason, il bimbo nato da un’altra relazione avuta dalla donna e scomparso nel nulla due mesi dopo la nascita, nel 2011. Da allora, nonostante le vaste ricerche, il corpicino del bambino non si è mai trovato.

La requisitoria. La richiesta del Pm è arrivata dopo cinque ore di requisitoria, nel corso della quale, per la prima volta, è stata mostrata in aula una foto del neonato di Folignano, in provincia di Ascoli.
A uccidere Jason, per il magistrato, fu Pruscino, che gettò il piccolo sul divano. Nessuna attenuante per Katia che non prestò soccorso al piccolo.

I fratelli. Il Pm ha ricordato gli altri due figli di Katia e Danny, iniziando dal primogenito della coppia. Un bambino che una settimana dopo essere uscito dall’ospedale, dopo essere nato, «è stato riportato con un trauma cranico devastante – ha riferito il Pm – Oggi ha una tetraparesi. Anche la bambina, secondogenita, ha subito delle lesioni e oggi ha un ritardo psicomotorio. Questi sono i fratellini di Jason, se avesse avuto modo di incontrarli non avrebbe potuto fare nemmeno una corsa con loro, perché entrambi sono disabili. Bambini nati perfettamente sani, che escono disabili dalla famiglia che avrebbe dovuto proteggerli. La fine di Jason sembra quasi la cronaca di una morte annunciata».

Jason. Un piccolo di cui si sa pochissimo: «Sappiamo che nasce il 9 maggio del 2011 all’ospedale di Teramo, perfettamente sano. Ma i genitori hanno deciso di eliminare ogni traccia del bambino: non c’è un vestitino, non un biberon. C’è solo una foto del 28 maggio, in cui il piccolo è in braccio al papà – ha detto Piccioni – un dato si può dare per certo: il bambino è morto e il cadavere è stato soppresso, distrutto. C’è stata una volontà pervicace degli imputati di nascondere l’accertamento della verità».

Il delitto. Secondo il magistrato il piccolo è morto tra il 23 e il 24 giugno ma «non è morto immediatamente, era ansimante quando decidono scientemente di non intervenire, di disfarsi del corpo». Il processo riprenderà il 21 maggio.

Fonte Il Messaggero