Se vuoi prendere il treno devi pagare il pizzo ai rom

1400308384-scippoIl Frecciarossa entra in stazione con la stessa solennità – ormai un po’ âgée – di una Wanda Osiris che scende le scale della rivista circondata dai suoi boys.

Solo che qui, nella stazione Santa Maria Novella di Firenze, ad attendere non c’è un pubblico in delirio ma un popolo di disperati. Zingari, soprattutto.
Sono loro a gestire il servizio di facchinaggio e di biglietteria automatica. Il racket dei rom ha organizzato le cose per bene. Ci sono due gruppi, ognuno con le rispettive specializzazioni: il primo gruppo si occupa di «aiutare» i passeggeri a portare le valigie; il secondo gruppo si preoccupa di «aiutare» i viaggiatori davanti alle biglietterie automatiche. Il verbo «aiutare» è tra virgolette perché, in realtà, si tratta di una vera e propria imposizione che la «gang dei rumeni» (ma le etnie di origine sono varie) esercita con modi violenti. Si avvicinano e ti chiedono di portarti i bagagli o di inserire il danaro nelle macchinette dei ticket, ma, se ti azzardi a rifiutare, il minimo che possa capitarti e di beccarti uno sputo in faccia. A volte va decisamente peggio e così, dagli sputi, si passa direttamente alle aggressioni.
Di notte nei sottopassaggi ferroviari sono spesso volate anche le coltellate, tanto che la sera gli ingressi vengono addirittura transennati. Chiediamo spiegazione agli agenti della Polfer. Allargano le braccia: «Qui è territorio loro. Per un balordo che allontaniamo, ce ne sono dieci nuovi che arrivano». I giovanissimi vengono utilizzati per i borseggi (con garanzia di immunità, anche in caso di arresto in flagranza), le donne vengono messe a presidio delle biglietterie automatiche, mentre gli uomini marcano stretto i turisti. Le donne, se prima non paghi almeno un euro di pizzo, non ti lasciano fare il ticket elettronico dicendoti a chiare lettere che, se non gli versi la tariffa dovuta, dovrai sobbarcarti la fila davanti alla biglietteria tradizionale. Quantomai minacciosi si rivelano anche i facchini: guai a declinare i loro «inviti» e guai a chi cerca di interferire nei loro traffici. Personale ferroviario e poliziotti fanno il possibile: intervengono quando la tensione sale, ma fanno finta di nulla negli episodi di – diciamo così – ordinario degrado.
Lo scorso 24 aprile il Sap (Sindacato autonomo di polizia) ha organizzato l’iniziativa denominata «Gazebo della legalità», al fine di richiamare l’attenzione pubblica «sul dilagare degli atti criminosi che quotidianamente vengono perpetrati all’interno dello scalo di Santa Maria Novella e a bordo dei convogli ferroviari».
«È nostro obiettivo – si legge sui volantini distribuiti nella stazione fiorentina – offrire un supporto concreto sia agli operatori della polizia ferroviaria sia al personale Trenitalia che in modo esemplare si adoperano per contrastare i delinquenti. Nonostante siano oggetto, quotidianamente, di minacce o aggressioni».
Un brutto andazzo che va avanti da tempo, se è vero com’è vero che anche l’anno scorso ci fu un altro volantinaggio (ad opera di Fratelli d’Italia) in cui Firenze veniva ribattezzata «Degradopoli»: «Ci scusiamo con chi credeva di arrivare nella “Culla del Rinascimento” ma a causa dell’amministrazione comunale e del sindaco Renzi, qui potete trovare soltanto degrado, sporcizia, vagabondaggio ed accattonaggio! Stiamo lavorando per restituire dignità, decoro e onore alla nostra Firenze». Un «lavoro» che – a giudicare dai risultati – non pare sia servito granché.
Ma questa non è certo un’esclusiva di Firenze. Lo stesso scenario urbano ritorna infatti anche nella gran parte dei principali scali ferroviari italiani (Milano, Roma, Napoli in testa), da sempre enclavi di diffusa illegalità. Una misera corte dei miracoli che, oltre alla componente nomade, contempla anche comunità stanziali formate da tossicodipendenti, barboni e disperati vari. Alcuni sono innocui, altri violenti. E spesso sono proprio gli inoffensivi a essere le prime vittime del «clan dei cattivi». Droga e alcol. Alcol e droga. Un mix che sfocia in risse, aggressioni, rapine, stupri. Stazioni ferroviarie come camere iperbariche in cui la decompressione del male rischia di esplodere ogni minuto.
Buon viaggio, se ci riuscite.

Nino Materi