Ambulanze abusive, Arrivano i carabinieri

carabinieri 4Dopo l’inchiesta de Il Tempo si muovono i Nas. Il business delle onlus. E il soccorritore lavora in nero

Roma, 20 maggio 2014 – Il coperchio è stato sollevato e dentro il pentolone ci sono tantissime storie di ordinaria precarietà, di ricatti, di scontrini falsi, di finte attestazioni. Sono storie di persone normali, di disoccupati non più abili al lavoro perché per il mercato sono fuori tempo massimo, sono storie di personale altamente professionalizzato che viene equiparato a gente capitata per caso.
La redazione del nostro giornale ieri è stata presa d’assalto da centinaia di telefonate il cui tema era un misto tra indignazione e stupore, un coacervo di rabbia e volontà di raccontare la propria storia. E mentre i telefoni squillavano, i carabinieri del Nucleo antisofisticazione fermavano l’ambulanza che stazionava in via dei Romagnoli, che ha oltre 30.000 chilometri e circa undici anni di «vita». Un controllo a tutto tondo, fatto dopo la nostra denuncia, dove le sono state riscontrate parecchi irregolarità dall’assenza dell’adeguata segnaletica a bordo, fino al cattivo stato delle luci, passando per l’oggettiva anzianità del mezzo.
La situazione che emerge, se venisse confermata, si configura come uno schiaffo in faccia alla professionalità di tantissime aziende private, che del trasporto extraospedaliero non fanno solamente un lavoro, ma una ragione di vita. È il caso della Croce Bianca Italiana, una delle sigle storiche, fondata da Romolo Aquilani nel 1968. La società aveva assunto svariati dipendenti, che ha dovuto mandare a casa lo scorso trenta aprile, visto che il nuovo direttore di Ares «ha cessato il rapporto con la nostra società e con tutte le realtà private a favore delle onlus e delle associazioni di volontari – spiega Claudio Aquiliani della Croce Bianca, che continua – ho dovuto licenziare quattro autisti, otto infermieri e quattro soccorritori. E mentre noi li stipendiamo con contratti, contributi e tasse, le onlus a monte di un rimborso di quattrocentocinquanta euro al giorno, vanno avanti con rimborsi spese e scontrini».
Per Franco Fontana, anche lui di Croce Bianca «le delibere che danno precedenza alle onlus nascono, sicuramente, con il nobile intento di valorizzare il volontariato, però, come sempre in Italia, c’è chi ha approfittato di questa situazione per crearsi un’occasione di lucro. La politica ha omesso di creare, parallelamente, sistemi di controllo che bloccassero i fenomeni speculativi ed è poi rimasta sorda e cieca a tutto ciò che accadeva, mi riferisco sia alle varie segnalazioni che erano state fatte sia allo strano ed improvviso proliferare di onlus».
E c’è chi come F.A. (le iniziali sono di fantasia), operatrice del 118 per una società privata, mandata via come molti suoi colleghi per la delibera regionale ricorda «i presidenti delle onlus che tutti insieme festeggiavano abbuffandosi in un ristorante del Palacavicchi l’approvazione della delibera regionale. Sono stata costretta ad aprirmi una partita Iva per lavorare e mi fa schifo che tanti validi professionisti siano a spasso mentre sui mezzi circolano personaggi inesperti e privi di titoli e trovo vergognoso che lo Stato permetta in perfetta legalità di lavorare a nero».
A cercare di far chiarezza è arrivata anche l’interrogazione a risposta scritta rivolta al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, da parte di Luca Gramazio, capogruppo di Forza Italia alla Pisana, che ha ricordato che «se una vita la si salva, lo si deve al 118 ed il servizio dell’emergenza sanitaria è uno dei preminenti, per questo motivo occorre avere massima chiarezza e trasparenza sui mezzi e sulla professionalità e la remunerazione degli operatori».
di Massimiliano Coccia

Fonte Il Tempo