“Falcone vicino a Fiandaca” . E scoppia la polemica

Marcelle PadovaniLa memoria si incrocia con la cronaca, con le polemiche sull’antimafia, con le cose dette in questi giorni. E il clima si arroventa.

Palermo, 23 maggio 2014 – La polemica è servita e non poteva mancare, perché questa memoria si intreccia con la cronaca. Tutto nasce da un giudizio tranciante. Giovanni Falcone non avrebbe condiviso la linea giudiziaria dalla quale è scaturito il processo sulla trattativa Stato-mafia. E’ stato netto e “senza sfumature”, come aveva subito promesso, il parere della scrittrice Marcelle Padovani intervenuta al palazzo di giustizia di Palermo per il ricordo organizzato dall’associazione nazionale magistrati. Con il giudice ucciso nella strage di Capaci, Marcelle Padovani aveva scritto nel 1991 il libro “Cose di Cosa nostra” nel quale Falcone esponeva il suo punto di vista sull’evoluzione della mafia e sugli strumenti per contrastarla.

Dopo avere parlato della sua amicizia e della collaborazione con il magistrato, Padovani ha spostato l’intervento sulla “eredità” di Falcone. E a questo punto ha criticato l’impostazione del processo sulla trattativa sostenendo che, se uomini dello Stato hanno avvicinato Vito Ciancimino e boss mafiosi per fermare le stragi, “hanno fatto bene”. Il giudizio cambierebbe se fosse dimostrato che hanno commesso reati o tradito lo Stato. La scrittrice francese ha poi criticato quei magistrati che “si lasciano prendere la mano dal protagonismo e danno una autorappresentazione del proprio impegno” con una “mediatizzazione eccessiva”. Seguirebbero “teorie di complotti, retroscena e trame che probabilmente esistono solo sulla carta”. Per questo, secondo Marcelle Padovani, oggi la posizione di Falcone sarebbe “più vicina al pensiero del giurista Giovanni Fiandaca”, autore con lo storico Salvatore Lupo del libro “La mafia non ha vinto”.

La replica
A Marcelle Padovani, che ha criticato il “protagonismo” di alcuni giudici e l’impianto del processo sulla trattativa, ha replicato a caldo il procuratore aggiunto Vittorio Teresi: “Non ha il diritto di tranciare questi giudizi” ha detto, lasciando l’aula magna del palazzo di giustizia, il magistrato che coordina i pm del processo. “Marcelle Padovani – ha detto il magistrato – avrebbe dovuto leggere gli atti del processo e non solo il libro di Giovanni Fiandaca e Salvatore Lupo. E’ grave che esprima i suoi giudizi mentre c’è un dibattimento in corso. Finisce così per presentare come l’unica verità alternativa quel libro che peraltro utilizza degli atti processuali solo una quindicina di pagine”.

(Fonte ANSA)