Giustizia da sballo: gli spacciatori tornano liberi

cassazioneLa Cassazione ricalcola le pene e spalanca le porte del carcere a cinquemila detenuti

Roma, 30 maggio 2014 – Gli effetti della decisione presa dalla Consulta, che a febbraio ha abolito la legge sulla droga targata Fini e Giovanardi, erano chiari per i processi futuri. Non per quelli già celebrati. Le ipotesi in ballo erano due: ricalcolo al ribasso delle pene e «intoccabilità» della sentenza passata in giudicato. Ieri la Cassazione ha sciolto il nodo, scegliendo la prima strada. Ed ecco che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi le porte del carcere si apriranno per migliaia di detenuti. Almeno cinquemila, secondo alcune stime; fino a diecimila, per altre. Il calcolo è complesso. Bisogna, infatti, verificare caso per caso il cumulo di pene e la possibilità (se queste sono sotto un certo limite) di accedere a misure alternative al carcere. Di fatto, migliaia di spacciatori torneranno sulle strade e, probabilmente, riprenderanno a spacciare.
LA DECISIONE DEI GIUDICI
A chiarire le ricadute della pronuncia della Corte Costituzionale, che ha causato il ritorno in vigore della vecchia Iervolino-Vassalli, sono state ieri le sezioni unite penali della Suprema Corte. Gli «ermellini» dovevano rispondere a una domanda: «La dichiarazione di illegittimità costituzionale di una norma penale comporta la rideterminazione della pena in sede di esecuzione, vincendo la preclusione del giudicato?». La risposta è stata affermativa. Inoltre, la Cassazione spiega che la rideterminazione della pena è possibile anche per i recidivi, nel caso in cui venga ritenuta prevalente la circostanza attenuante della lieve entità del fatto. Cioè, anche se sei stato pizzicato a spacciare più volte, te la puoi cavare.
QUANTI IN LIBERTÀ
Ma quante persone (e in che tempi) usufruiranno dei vantaggi «legittimati» ieri dai giudici di piazza Cavour? I dati più recenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sono del 31 marzo 2014. Dietro le sbarre, per reati puniti dalla legge sugli stupefacenti, c’erano 22.955 persone. Di queste 13.964 italiane e 8.991 straniere. Secondo una stima, sarebbero 4-5 mila i detenuti che potrebbero lasciare la prigione su un totale di circa 14 mila «ristretti» per spaccio di droghe leggere. Ma il numero potrebbe anche raddoppiare. Vanno esaminate, infatti, le singole posizioni giuridiche. Chi ha sulle spalle solo un reato di «piccolo spaccio» o lo spaccio di droghe leggere uscirà in tempi brevi. Chi, invece, a questi «abbina» altri reati, come la resistenza a pubblico ufficiale, la rapina o la ricettazione, resterà dentro. Altri usciranno più in là per effetto della riduzione della pena complessiva, al netto dei reati «graziati» dalla Consulta e dalla Cassazione, usufruendo di misure alternative alla prigione. Per capire a fondo le conseguenze della sentenza emessa nel «Palazzaccio» bisognerà comunque attendere il deposito delle motivazioni, sulla base delle quali i giudici addetti all’«esecuzione pena» dovranno vagliare le istanze di revisione (molte presentate subito dopo il verdetto della Corte Costituzionale) che arriveranno dai condannati in via definitiva.
LE PROCEDURE
«Dal punto di vista quantitativo – fa notare il coordinatore dell’Osservatorio dell’associazione Antigone per le condizioni di detenzione Alessio Scandurra – gli effetti sono probabilmente maggiori sui processi pendenti e sui nuovi processi. Ma interessano anche alcune migliaia di detenuti condannati in via definitiva. Anche se con il nuovo conteggio non si arrivasse al fine pena, si potrebbe comunque raggiungere la soglia per chiedere l’accesso alle pene alternative al carcere e dunque uscire dall’istituto penitenziario con quest’altra formula, ottenendo in ogni caso l’effetto di diminuire il sovraffollamento delle carceri». L’interessato «deve fare il cosiddetto “incidente di esecuzione” e chiedere la rideterminazione della pena – conclude Scadurra – Molto dipende comunque dai tempi della magistratura, chiamata a deliberare il riconteggio della pena».
CARENZE DI PERSONALE E da questo punto di vista, la situazione non è rosea. «Le competenze dei magistrati di sorveglianza che dovranno ricalcolare le pene aumenteranno a dismisura – prevede la segretaria dei Radicali, Rita Bernardini – Se non si correrà ai ripari, la carenza strutturale del personale dei Tribunali di Sorveglianza, che da almeno un decennio dà luogo a ritardi inauditi, diverrà esplosiva. La pianta organica prevede, infatti, solo 173 unità competenti per i 205 penitenziari, mentre i posti coperti sono 158». Una cosa è certa, come ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando: «L’uscita dall’emergenza carceri sarà più rapida». E non è poco, alla luce dei 100 milioni di euro di risarcimenti che l’Europa ci chiede di pagare.
di Maurizio Gallo

Fonte Il Tempo