Google si adegua alla Ue, ecco come difendere il diritto all’oblio

googleRoma, 30 mag. – Da oggi, chi vorra’ cancellare da Google informazioni che, a suo giudizio, sono obsolete, irrilevanti o inadeguate, potra’ farne richiesta. Google ha infatti messo a disposizione dei cittadini in Europa un formulario che consente all’utente di chiederne la cancellazione. E’ la risposta alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che il 13 maggio ha riconosciuto il diritto dei cittadini a esse “dimenticati” su internet, a poter chiedere cioe’ a Google e agli altri motori di ricerca di cancellare i collegamenti a informazioni che possono creare loro un danno o che non sono piu’ pertinenti.
Il web-form e’ gia’ on-line. Chi sia interessato alla cancellazione di qualche dato deve identificarsi, indicare quale link vuole sia rimosso, in relazione a quale ricerca e perche’; per identificarsi deve fornire la copie digitale di un documento di identificazione (la carta d’identita’ o anche la patente) e occorrera’ la firma elettronica alla richiesta. I moduli saranno analizzati uno per uno dagli uomini di Google (non finiranno cioe’ elaborati da un anonimo software). Google non chiarisce pero’ quali saranno i tempi necessari perche’ i link vengano cancellati ne’ quali criteri applichera’. E i link rimossi dalle ricerche in Europa saranno comunque visualizzati nei risultati di Google in altri angoli del pianeta.
I rischi, le implicazioni e la complessita’ del problema sono tali che il motore di ricerca piu’ grande del mondo, che analizza il 90 per cento delle richieste in Europa, ha deciso di creare un comitato consultivo di esperti per rispondere alla ridda di spinose questioni che saranno sollevate. Tra i membri della commissione di esperti ci sono uomini di Google, ma anche intellettuali e esperti indipendenti: oltre a Eric Schmidt, il capo dell’ufficio legale di Google, David Drummond; e poi Frank La Rue, special rapporteur dell’Onu per la protezione della Liberta’ di espressione; l’italiano Luciano Floridi, che insegna filosofia ed etica dell’informazione all’universita’ di Oxford; Peggy Valcke, direttore della scuola di diritto all’universita’ di Lovanio; Jose Luis Piñar, ex direttore dell’agenzia spagnola per la protezione dei dati e il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales. Google ha gia’ preannunciato che lavorera’ anche con le Autority della Privacy dei vari Paesi.
Di fronte c’e’ il grande tema delle sfide poste da Internet, a cominciare dalla gestione della reputazione on-line. Google tiene a far sapere che e’ solo “il primo passo” e che il processo per perfezionare il sistema andra’ avanti per mesi. Si trattera’ di trovare il delicato equilibrio tra il diritto di un individuo alla privacy e quello del pubblico ad accedere all’informazione. Cosa accadra’ per esempio nel caso di persone che si siano macchiate di frodi finanziarie, a chi abbia compiuto negligenze professionali, funzionari pubblici responsabili di cattiva condotta o che si sono macchiati di reati penali. Non sara’ facile. I casi saranno valutati uno per uno. Google non si sbilancia sui tempi anche perche’ non sa quante saranno le richieste. Solo dopo la sentenza del 13 maggio, sul tavolo dell’azienda californiana ne sono piovute qualche migliaia.

Fonte: AGI