Facebook apre ai minori di tredici anni

facebookIl social network vuol lanciare un sistema che consenta anche ai più piccoli di aprire account con la supervisione dei genitori. Ma è già polemica sulla sicurezza

Roma, 31 maggio 2014 – Facebook ha precise regole a cui gli iscritti si devono attenere. Fra queste è previsto un limite di età: tredici anni.E sono previste alcune regole di comportamento (per adulti e ragazzi) per evitare problemi. Ora il colosso dei social network decide di allargare il giro puntando ai giovanissimi, permettendo l’iscrizione anche agli under 13. Per estendere ai più piccoli la possibilità di iscriversi Facebook deve adeguarsi alla legge del 1998 per la tutela dei bambini online. La norma prevede che le aziende ricevano il consenso dei genitori e lo verifichino prima di poter raccogliere o condividere informazioni personali di bambini.

Per motivi di sicurezza e tutela dei minori fino a oggi Facebook non ha permesso l’iscrizione agli under 13, mediante il controllo della data di nascita richiesta al momento della registrazione al social network. Ma inserire una data diversa da quella vera è un gioco da ragazzi (anche se espressamente vietato), e con questo trucchetto si sono potuti iscrivere moltissimi ragazzini, molti addirittura sotto i dieci anni di età. Ovviamente sta ai genitori mettere in atto una serie di misure – blocco navigazione e strumenti di controllo – per proteggere i propri figli dai rischi che si possono correre in rete interagendo con dei malintenzionati.

Un altro meccanismo di filtro-protezione, inizialmente previsto e poi saltato, era questo: fino all’autunno scorso Facebook impediva agli utenti tra i 13 e i 17 anni di condividere contenuti con tutti e non solo con i loro amici. Questo, ovviamente, riduceva i rischi di fare pericolosi incontri sul web. Ma per esigenze di mercato, visto che buona parte dei social network concorrenti non aveva restrizioni simili, Facebook ha rivisto le proprie regole allargando le maglie sulla sicurezza. Molti avevano protestato sottolineando che questa apertura avrebbe favorito, ad esempio, i pedofili. Ma Facebook ha sempre collaborato con la giustizia per combattere questo fenomeno criminale, sia aprendo i propri server agli inquirenti, sia sensibilizzando gli utenti a prestare la massima attenzione quando si naviga e si interagisce, tramite i social network, con delle persone sconosciute. Ovviamente serve anche il buonsenso (e i controlli) dei genitori.
di Luisa De Montis

Fonte Il Giornale