LO STUDIO: Le mani della criminalità organizzata sulle auto degli italiani

furti autoOgni anno 66mila veicoli rubati. Record nel Lazio e in Campania. Solo 4 su 10 vengono recuperati: alimentano il traffico internazionale verso i Paesi dell’Est. La Romania è il crocevia

Roma, 31 maggio 2014 – Ogni anno sulle strade italiane si perdono le tracce di quasi 66mila autoveicoli. Rintracciarli è sempre più difficile. Solo 4 auto su 10 vengono recuperati e restituiti ai legittimi proprietari. Le Regioni in testa per il numero di auto rubate sono Campania e Lazio. Nello scorso anno, nella prima, ben 15.967 vetture sono sparite nel nulla, mentre 14.197 sono scomparse nel Lazio, in tutto quasi la metà di quelle rubate a livello nazionale.
La performance particolarmente negativa di queste due Regioni si spiega con il forte radicamento in queste aree di organizzazioni criminali che trovano nelle attività di sottrazione delle auto una delle principali aree di business. Secondo il “Dossier annuale sui Furti d’Auto 2013”, elaborato da LoJack Italia, azienda di recupero di beni rubati (che ha raccolto e analizzato i dati forniti dal Ministero dell’Interno e quelli dei report internazionali sul fenomeno), il business dei furti d’auto è un fenomeno che interessa sempre meno la microcriminalità, e diventa attività gestita dalle organizzazioni criminali per il traffico internazionale delle vetture. Muta, quindi, il profilo dei protagonisti: dai “topi d’auto” a veri professionisti del furto. Le bande criminali sono in grado di falsificare i documenti dei veicoli e di farli viaggiare, integri o già ridotti in pezzi, per decine di migliaia di chilometri in pochi giorni, in particolare verso i Paesi dell’Est. In seguito all’apertura dell’Unione Europea ai Paesi che rientravano nella sfera di influenza sovietica e alla conseguente libera circolazione di merci e cittadini, per la polizia di frontiera è diventato più difficile riuscire a intercettare tali attività illecite.E per le organizzazioni criminali è oggi possibile spostarsi molto velocemente da un Paese all’altro, senza particolari controlli. Un ruolo centrale è svolto dalla Romania, per la sua posizione strategica sulle rotte dei traffici internazionali come mercato di approdo di vetture rubate o di transito verso altri Paesi.
L’Italia è una delle maggiori fonti di approvvigionamento. I veicoli provenienti dal Belpaese arrivano in Romania percorrendo tre diverse rotte: Italia-Austria-Ungheria-Romania, Italia-Slovenia-Ungheria-Romania e Italia-Grecia-Bulgaria-Romania. Di qui le auto possono poi anche proseguire il proprio percorso verso Russia, Ucraina e Moldavia.
Cinque regioni, da sole, concentrano il 78% dell’intero volume d’affari criminale (ben 87.792 episodi). Oltre a Lazio e Campania, compaiono nei primi posti della classifica, la Sicilia (con 16.271 furti), la Lombardia (14.998) e la Puglia (14.730).
Il forte interessamento per questo business da parte di bande criminali ben organizzate e l’utilizzo di dispositivi ad alta tecnologia, rendono sempre più ardua l’opera di recupero dei veicoli sprovvisti di sistemi di antifurto ‘intelligenti’ in grado di localizzarli. Ad alimentare questi traffici internazionali ci sono vere e proprie centrali di clonazione che danno nuova vita e identità alle auto rubate, fornendo loro, ad esempio, targhe di vetture radiate in altri Paesi, oppure falsificando i documenti del veicolo o il numero di telaio. In generale, a livello europeo si stima che il 70% dei veicoli rubati venga venduto come veicolo di seconda mano, mentre il restante 30% viene esportato illegalmente. Il fenomeno è assai complesso, e varia, nella logica delle attività criminali, a secondo della zona geografica di provenienza dei veicoli sottratti.

Sud-Italia: organizzazioni criminali e truffe sulle auto aziendali. Nelle Regioni meridionali persistono ancora i “topi d’auto” occasionali (soprattutto a Napoli e in Sicilia) o membri di bande organizzate (soprattutto in Puglia). In queste aree la sottrazione dell’auto viene spesso commessa per disporne per altre attività illecite, come le rapine. Le modalità più tradizionali di furto del veicolo, come la forzatura della portiera o la rottura del vetro e il successivo cambio della centralina, risultano ancora le più utilizzate in queste Regioni. Una pratica particolarmente diffusa a Napoli è la sottrazione del veicolo con rapina, spesso compiuta grazie all’utilizzo di scooter e motorini. Una volta sottratte ai legittimi proprietari, le vetture vengono sottoposte a un attento esame, alla ricerca di eventuali sistemi di antifurto da mettere fuori uso, e spesso, poi, vengono fatte a pezzi nel giro di poche ore. A essere oggetto delle attenzioni criminali non sono solo le vetture di lusso, ma anche le utilitarie.
In Puglia le auto rubate alimentano soprattutto il mercato nero dei pezzi di ricambio, mentre in Campania resiste il cosiddetto “cavallo di ritorno”, ovvero l’estorsione nei confronti del proprietario del veicolo per la sua restituzione in cambio di denaro.
Stanno però tornando a imporsi all’attenzione delle forze dell’ordine due fenomeni già evidenti negli anni passati: il primo riguarda le auto gravemente incidentate da cui vengono recuperate le targhe, riapplicate poi su altre vetture rubate, normalmente in circolazione. Sempre in Campania, poi, si sta accentuando l’allarme per i furti di auto in noleggio a lungo termine. Le vetture rubate vengono portate in Germania o in altri Paesi dell’Europa dell’Est dove i malviventi in tutta tranquillità riescono a rivenderle, in quanto la società di noleggio avviano le procedure per recuperare il veicolo solo dopo 60 giorni di insoluto.

Centro-Italia: ladri dell’Europa dell’Est che alimentano il traffico internazionale di vetture. Nelle Regioni centrali sono particolarmente attivi i criminali provenienti dall’Est Europa, ladri saltuari o braccia operative di organizzazioni con sede in Ucraina e Romania che trasportano le vetture rubate sulle rotte dei traffici internazionali (Est Europa, Africa Settentrionale o Paesi Arabi).
Una consistente fetta del business criminale viene gestito direttamente anche da organizzazioni criminali provenienti dalla Campania che considerano il Lazio, e Roma in particolare, un prezioso bacino di vetture cui attingere per i mercati stranieri. Anche qui particolarmente colpite sono le auto a noleggio. Alle modalità di furto classiche si aggiungono tecniche più sofisticate come l’utilizzo di dispositivi elettronici che inibiscono il funzionamento del telecomando che regola la chiusura delle porte del veicolo o, una volta all’interno della vettura, la clonazione della chiave.

Nord-Italia: metodi hi-tech utilizzati da organizzazioni criminali ben strutturate. Nelle Regioni del Nord il panorama cambia sensibilmente: sono particolarmente attivi sia italiani che malviventi dell’Europa dell’Est e nord africani, ma inseriti in organizzazioni ben strutturate in cui ciascuno occupa un ruolo specifico nel traffico internazionale: chi ruba, chi bonifica, chi trasporta il veicolo verso l’Est Europa, i paesi dell’Africa settentrionale e quelli Arabi. Si tratta di veri e propri professionisti del furto d’auto, dotati di strumenti tecnologici avanzati con cui mettono a segno i colpi e con relazioni molto radicate anche nel sistema economico.
Due gli strumenti hi-tech più utilizzati: il jammer, dispositivo in grado di bloccare il segnale satellitare lanciato da eventuali antifurti; e le apparecchiature per clonare in pochi secondi le chiave delle auto. Le vetture di lusso rubate nel nord Italia di solito vengono smontate pezzo per pezzo e poi rasportate all’interno di container verso i paesi dell’Est. Spesso si ricorre all’utilizzo di sigilli doganali per evitare il controllo dei tir da parte della polizia di frontiera. I criminali poi cambiano “l’identità” delle vetture attraverso la contraffazione dei documenti o l’utilizzo di documentazione di auto incidentate e non più circolanti.

Fonte Il Tempo