SONO “MORTI DI STATO” O “MORTI CON LO STATO” ?

arresto polizia americanaDal caso Aldrovandi al caso Magherini nessuno si chiede quanto vale l’addestramento ?

Roma, 1 giugno 2014 – Non ci piace parlare di certe vicende ma la cronaca ci porta spesso là dove il contrasto tra il bene e il male diventa evidente specie quando gli angeli del bene diventano involontari dispensatori di morte.
Ritorniamo a Firenze, a quella serata tragica in Borgo San Frediano, dove di nuovo, come in tanti altri casi, il bene si confonde con il male e ci costringe a non capire dove sia iniziato l’uno e finito l’altro.
In quella serata ci ha lasciato Riccardo Magherini, in preda a una crisi violenta dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti. Con lui, in quel momento complicato, quattro Carabinieri, ora accusati di aver provocato un complesso meccanismo asfittico che hanno favorito il decesso del giovane ex calciatore.
Una vicenda che sembra prendere la stessa strada percorsa da altre e analoghe storie come quella Aldrovandi, Cucchi, Uva, Ferulli, quelli che una certa cronaca giornalistica ha definito “Morti di Stato”, in maniera forse troppo semplice e superficiale.
Morire tra le braccia dello Stato sembra essere fin troppo comune di questi tempi ed è forse ora di ricercarne le cause, se vi sono, senza liquidarle con certi lapidari giudizi di chi in quel momento sta soffrendo enormemente per la perdita di un proprio familiare.
Vi sono tantissimi tratti comuni nelle storie sopra citate, non riassumibili però con il semplice quanto forviante giudizio: è la colpa di “Quattro Incapaci” con la divisa!!!
Certo le ultime notizie di stampa apparse sulla vicenda fiorentina non aiutano a giustificare la presunta impreparazione delle divise, i soccorritori del 118 del povero Riccardo raccontano come i Carabinieri non trovassero le chiavi delle manette in modo da poter liberare immediatamente l’infortunato e consentire l’adeguata manovra di rianimazione.
Del resto chi ha un minimo di nozioni di rianimazione cardiopolmonare conosce bene quanto sia fondamentale disporre del corpo da rianimare su una superficie piana senza due braccia ammanettate, ad esempio, che impediscano tale appoggio.
Quelle chiavi, trovate con fatica, erano disperse dentro l’abitacolo della vettura militare, una imprudenza operativa che probabilmente costerà cara ai militari in termini di credibilità mediatica e giudiziaria.
Viste le recenti cronache è forse necessario chiederci quanto siano preparate le nostre forze dell’ordine, quanto effettivamente si addestrino a fronteggiare situazioni così delicate e se abbiano le minime cognizioni di cosa sia la fisiologia umana e come prevenire quei complessi meccanismi asfittici di chi, volontariamente, ha assunto sostanze stupefacenti.
Nessuno vuole puntare il dito sulle divise, nessuno vuole considerare loro degli incapaci ma certe procedure operative necessitano di addestramento, formamentis, audit, debrifing, semplici nozioni di pronto soccorso e di tutti quei momenti pre e post addestramento che tutti necessariamente devono conoscere.
I nostri agenti siamo sicuri essere davvero preparati e addestrati ?
Negli anni si è probabilmente risparmiato troppo sul fronte addestrativo delle nostre forze dell’ordine, rimasto indietro per troppi anni senza mai fornire loro i giusti presidi tattici per affrontare normali azioni operative come quella di Firenze.
Il resto d’Europa dispone di pistole elettriche, spray al peperoncino, procedure di intervento rigorosamente normate e codificate…. e l’Italia ?
L’Italia ancora sperimenta un presidio come il capsicum a base di peperoncino che l’Europa utilizza già da 20 anni e che ridurrebbe al minimo la necessità di contatti corpo a corpo.
In un mondo che pretende sempre più professionisti pagati per essere tali, come dovrebbero essere i nostri Carabinieri e Poliziotti, non possiamo prescindere da certi investimenti a meno che non si voglia che la sicurezza diventi semplicemente un business da regalare ai privati che più facilmente reperiscono fondi e attrezzature per fornire, a chi può permetterselo, i giusti servizi.
Aspettiamo le risultanze dell’aula, dei medici, dei periti di parte, rimaniamo in triste attesa di quello che i freddi giudici decideranno per questi nostri servitori dello Stato ma non sentiamoci sollevati per aver accusato e fermato quattro individui in uniforme la cui unica colpa è essersi trovati nel momento sbagliato, nella situazione sbagliata senza l’adeguata preparazione e senza gli adeguati mezzi.

 

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