In memoria di un Uomo

mimmo carbonaro
Alcuni giovani colleghi ci hanno chiesto ieri di parlar loro di Domenico Carbonaro da tutti amabilmente chiamato Mimmo.

Queste ultime ore le abbiamo trascorse ricordando aneddoti o storie che riguardano i nostri anni di lavoro , e non solo, insieme a Mimmo. E lo abbiamo fatto, come nella più antica tradizione guerriera, cantando le sue gesta proprio in sua presenza. Sono così tante e tutte così incredibili da non rendere facile la scelta per poterne utilizzare una che possa tornarci utile nel rappresentare chi fosse Mimmo Carbonaro.

Io ne ho ricordata una in particolare ed inconsapevolmente è stata sua moglie Angela ieri sera a farmela tornare in mente, quando mi diceva <<Proteggeva tutti ma soprattutto non voleva che si facesse del male ai bambini!>>.

Non me ne vogliano i colleghi della Questura, quelli che con lui hanno servito alle Volanti, se tirerò fuori dal cilindro una storia che appartiene alla sua seconda vita: quella trascorsa al Reparto Mobile insieme a molti di  noi.

Erano le circa 6 di una mattina invernale del 1997. Con tutto l’equipaggio che doveva recarsi all’aula bunker percorrevamo Corso Vittorio Emanuele in direzione dell’aula bunker dove ci aspettavano per il cambio quando ad un certo punto, io guidavo e lui di fianco, battendomi sulla gamba con la mano mi disse <<Fermati fermati!>>. –Che c’e’?- gli chiesi ancora assonnato. Mimmo mi rispose <<Non hai notato niente di strano?>>. Guardandomi intorno gli risposi di no, che non vedevo nulla di strano. Mimmo scese dalla macchina e come si conviene gli andammo appresso. Lui si indirizzò verso una donna di colore con in braccio un bambino che se ne stava seduta su di una panchina di Piazza della Vittoria con la testa chinata in avanti. Mimmo accellerò il passo e con lui tutti noi appresso. Quando la raggiunse Mimmo, la donna, sollevando il capo mostrò le sue lacrime. Stava piangendo. Era vestita in modo leggero per essere inverno, scalza ed a piedi nudi con il bambino che sembrava dormire. Gli bastarono poche parole per capire che quella donna non solo era in grandi difficoltà ma che poteva esserle successo qualcosa di più brutto. Straniera ed abbandonata si era ritrovata per giorni a vagare senza cibo né vestiti in giro per una città che non era la sua ed in più con il bambino febbricitante. Partì subito una gara di solidarietà di cui Mimmo non fu solamente il promotore ma anche il direttore, il cassiere, il medico, l’avvocato e tutto il resto… Mimmo sapeva essere capace di tutto! La donna, tramite alcune amicizie di Mimmo, fu ospitata presso una struttura ecclesiastica in centro. In poche ore aveva risolto tutto e lo faceva esulando, ben volentieri come lui spesso faceva, anche dai suoi esclusivi compiti istituzionali. Ma c’e’ una cosa che ricordo ancora bene. La prima cosa che Mimmo fece fu mandare uno di noi, adesso non ricordo bene chi, a comprare due buste di latte. E gliele versava lui alla donna e le versava soprattutto al bambino che tra le sue braccia da omone grande e grosso scompariva. Eravamo divertiti da questa scena. Abituati com’eravamo nel vederlo così possente prendersi cura teneramente di un bambino ci riempiva di orgoglio. Già! Proprio orgoglio!

Semmai fosse stato necessario rappresentare bene chi è  per tutti noi Mimmo Carbonaro credo che questo racconto possa essere un buon aiuto.

In questo momento, qui all’interno di questa chiesa, si trovano ben due generazioni distinte di poliziotti. Quelli come Mimmo Carbonaro e quelli DI Mimmo Carbonaro. Perché quando Mimmo doveva parlare dei colleghi a lui subordinati li chiamava <<I MIEI RAGAZZI. I MIEI UOMINI!>>. E non è un caso se ieri, dopo due giorni di ricerche, si sia fatto trovare proprio dai SUOI RAGAZZI. Quelli che lui aveva cresciuto sia professionalmente che umanamente. Ragazzi adesso diventati uomini e padri. Poliziotti che chissà ancora per quanti anni continueranno a parlare delle gesta di un Ispettore grande e possente ma dal cuore eccezionalmente dolce e tenero che non sapeva dire di no mai donando tutto se stesso!

Quello stesso cuore stracolmo di malinconia che oggi ci rimane qui come suo ultimo dono.

Se oggi siamo quel che siamo lo dobbiamo a te Mimmo ed a quello che ci hai insegnato.

Ieri, in un attimo di raccoglimento noi tuoi più fedeli colleghi ed amici, abbiamo letto il salmo 23 di David in tua presenza, mentre giacevi li ad ascoltarci, perché è proprio nel passaggio <<Se dovessi camminare per la valle dell’oscura morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me.>> in cui racchiudiamo la certezza che nostro Signore non abbandona mai nessuno dei suoi figli.

Mimmo…

Che tu possa finalmente, adesso, trovare la Pace che tanto cercavi e desideravi.

Che la terra ti sia lieve… Maestro.

Roy Rosario Orlando – 14 Giugno, 2014

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