Paga 75 mila euro per un Suv che non c’è. Truffato Pino Insegno

pino_insegno25 giugno 2014 – Ha incassato settantacinquemila euro da Pino Insegno per la vendita di un suv, poi ha tirato giù la saracinesca del suo autosalone di Casal Palocco, ha spento il telefono ed è scomparso nel nulla. Una truffa per la quale Paolo Corridore, quarantasettenne di origine lombarda, è stato condannato a una anno di reclusione dal giudice monocratico della nona sezione penale del tribunale di Piazzale Clodio, così come da richiesta avanzata dal pm Lina Corbeddu. L’imputato, inoltre, dovrà risarcire l’attore romano, costituitosi parte civile attraverso l’avvocato Federico Scognamiglio, con una provvisionale di novantamila euro.

I fatti risalgono alla primavera del 2009, quando Insegno decide di rinnovare il suo parco macchine. Pochi anni prima, il presentatore aveva acquistato regolarmente una piccola utilitaria e un Mercedes 320 dallo stesso imputato e, avendo stretto un legame di conoscenza con l’uomo, decide di affidarsi nuovamente a lui per cambiare il suo vecchio suv con un nuovo modello. Corridore, tra l’altro, collabora anche con la vittima nell’ambito di un’associazione per la tutela di bambini affetti da rare patologie e si presenta quindi con le migliori credenziali. Forte della sua posizione, si accorda con Insegno per una permuta: la Mercedes dell’artista e cinquantamila euro in cambio di una 320 nuova di zecca. La vittima non ha motivo di dubitare della buona fede del venditore e firma un primo assegno da venticinquemila euro per l’acconto. L’automobile, però, non è nell’immediata disponibilità dell’imputato che si impegna a farla arrivare presso un concessionario di Livorno. L’affare sembra procedere nel migliore dei modi ma, quando Insegno contatta nuovamente Corridore per rivedere una parte del contratto, le cose prendono improvvisamente una piega diversa. L’attore, che in un primo momento aveva deciso di intestare il veicolo a una sua società, torna sui suoi passi. Si incontra con il commerciante e sigla i documenti per acquisire direttamente la proprietà del mezzo. In quella circostanza, l’imputato firma un assegno dell’ammontare della somma già incassata per l’anticipo e lo rende allo show men, ottenendo contemporaneamente un nuovo titolo da cinquantamila euro. Pagato per intero il fuoristrada, all’attore non resta che attendere il momento della consegna e di mettersi al volante della Mercedes. Salvo poi rendersi conto del raggiro.

Allarmato, Insegno cerca di venire a capo della spiacevole situazione, provando a mettersi in contatto con il commerciante. L’attività di quest’ultimo, nel quartiere di Casal Palocco, è chiusa e il suo telefono cellulare squilla a vuoto. Gli unici interessati a rispondere alle chiamate di Insegno sono i proprietari della concessionaria livornese che confermano di aver effettivamente ricevuto l’ordine per la vettura in questione, disponibile da tempo ma mai pagata.

«Il mio assistito – ha dichiarato l’avvocato Roberto Porcaro difensore dell’imputato – sostiene di non aver rispettato il proprio obbligo perché vittima di usura e quindi costretto a chiudere la propria attività. Ricorreremo in appello»».

Fonte Il Corriere Adriatico