«Cartellini timbrati dai colleghi» Prefettura, 5 dipendenti nei guai

cartellino lavoro timbroBologna, 26 Giu. – Si assentavano durante l’orario di lavoro, facendo timbrare il loro cartellino ai colleghi (o timbrandolo loro stessi, per poi sparire): così risultavano regolarmente in ufficio, mentre erano altrove. Cinque impiegati della Prefettura, tre donne e due uomini, tra i quali tre funzionari del settore economico finanziario, sono indagati dalla Procura di Bologna per truffa aggravata ai danni dello Stato. Le indagini della Squadra mobile, partite da un esposto anonimo su un episodio del febbraio 2013 che però non è stato verificato, hanno permesso di scoprire il «trucchetto » usato dai dipendenti di piazza Roosevelt, tenuti sotto controllo per alcuni mesi durante il 2013. Dopo avere ricevuto la segnalazione, gli agenti hanno accertato le presunte irregolarità. Sono riusciti ad avere un quadro chiaro delle assenze sul posto di lavoro incrociando gli orari registrati dal dispositivo elettronico che memorizza entrate e uscite da Palazzo Caprara con le chiamate partite e ricevute dai cellulari degli indagati, che agganciavano celle telefoniche anche molto distanti dalla Prefettura: segnale che gli impiegati erano occupati in altri luoghi e in tutt’altre faccende.

Sono così venute a galla, questa l’ipotesi accusatoria della Procura, decine di giornate di servizio pagate ma mai effettivamente lavorate, o perlomeno lavorate solo in parte, indicate nell’avviso di fine indagine. Ora potranno difendersi e poi la Procura, eventualmente, chiederà i rinvii a giudizio. In pochi mesi le intercettazioni hanno permesso di stilare un elenco molto lungo di date nelle quali gli impiegati, tra i 47 e i 59 anni, avrebbero affidato il loro badge elettronico ai colleghi per potersi assentare in tranquillità: tra febbraio e giugno 2013 sono decine gli episodi che vengono contestati. Gli esempi sono diversi: a maggio 2013 uno dei funzionari risultava in servizio fino alle 17, ma in realtà già alle 14 il suo cellulare aveva agganciato una cella di Casalecchio di Reno; una delle due impiegate invece era spesso registrata in ufficio quando in realtà il cellulare la segnalava sempre vicina alla sua abitazione, in zona universitaria. Stesso discorso per la funzionaria (l’unica donna dei tre) che veniva spesso agganciata in celle lontane dal centro: via Saffi, via Emilia Levante e via Zanardi. La più assenteista risulterebbe però l’altra impiegata che avrebbe collezionato una quarantina di casi sospetti in soli quattro mesi. Anche lei durante l’orario d’ufficio era in realtà in posti ben lontani da piazza Roosevelt. Nei turni pomeridiani si trovava a San Lazzaro, a Castel Maggiore, a Funo di Argelato e in altri luoghi, tutti incompatibili con la sua sede lavorativa. La Prefettura ha collaborato con le indagini, coordinate dal pubblico ministero Morena Plazzi, aiutando gli agenti della Mobile in tutti i controlli necessari a fare luce sul caso. Sono anche partite verifiche interne: per funzionari e impiegati si prospettano possibili sanzioni.

Gli accertamenti sono cominciati dopo l’arrivo di un esposto che segnalava delle irregolarità in un ufficio elettorale di via dell’Industria, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 2013: la circostanza ha dato dei primi riscontri che, con ulteriori approfondimenti, hanno permesso di avere un quadro più chiaro. La Mobile ha anche controllato l’apparecchio nel quale vengono passati i badge per verificare se ci fossero state modifiche alla macchina, ma il tecnico che ne cura la manutenzione non ha trovato anomalie e ha spiegato agli agenti che si tratta di dispositivi molto complicati e difficili da manomettere. A quel punto è stato chiaro che altri colleghi usavano il badge al posto dei presunti assenteisti.
Di Mauro Giordano – Fonte: Corriere Bologna