Bimbo morto di freddo, Gip respinge richiesta archiviazione

avvocato giustizia tribunale processoBologna, 27 Giu. – Il Gip di Bologna Francesca Zavaglia ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura di Bologna per le responsabilità dei medici per la morte di Devid Berghi, il bimbo morto di freddo il 5 gennaio 2011 dopo essere stato soccorso in piazza Maggiore. Il giudice ha ordinato di svolgere nuove indagini, concedendo 6 mesi di tempo. Il 6 febbraio 2013 erano stati condannati a due anni per omicidio colposo dal Gup Alberto Ziroldi, con il rito abbreviato condizionato a una perizia medico-legale, i genitori di Devid. Assolti per non aver commesso il fatto invece i due assistenti sociali.

In quell’occasione il Gup aveva rimandato gli atti alla Procura dicendo di fare nuove indagini sui medici che si occuparono del neonato, basandosi sulla perizia stessa, firmata dal medico legale Vittorio Fineschi e della neonatologa Maria Serenella Pignotti. Secondo la perizia Devid morì per insufficienza cardiocircolatoria dovuta ad una grave ipotermia, associata a broncopolmonite: i medici che l’aveva dimesso non avrebbero valutato adeguatamente che il piccolo il 20 dicembre (era nato il 13 con un gemellino) aveva già avuto un episodio di distermia, poi risolto.

I medici erano quelli che approvarono il 29 dicembre le dimissioni dopo il parto e che visitarono il bimbo, in una visita pediatrica, il 31. La richiesta di archiviazione riguarda un’indagine che scaturisce da due fascicoli poi riuniti: uno conoscitivo, l’altro con un medico indagato e un altro da identificare. Alla richiesta di archiviazione si era opposto il legale dei genitori, avv. Milena Micele, e ora il giudice ha chiesto di svolgere nuove indagini per identificare quel medico non identificato, eventualmente risentire i periti e il personale dell’ospedale Sant’Orsola e per acclarare le responsabilità. Intanto la sentenza di primo grado che ha condannato i genitori è stata impugnata dall’avvocato Micele e anche dalla Procura generale di Bologna, in riferimento all’assoluzione dei due assistenti sociali.
Fonte: Messaggero