Tagli: padelle al posto delle manette. Niente più refezione e in caserma si cucina

carabinieri 4Lecco, 01 Luglio. – Carabinieri a pane e acqua. I militari in servizio nelle stazioni locali da qualche giorno devono prepararsi da mangiare da soli, come ai tempi della naja. Per riempire la cambusa possono spendere solo 2.60 euro a pasto per ciascuno, una miseria sufficiente forse appena per comperare da bere e il necessario per ripulire la cucina. Gli altri soldi per colmare la differenza li devono mettere di tasca propria.

Con in più l’aggravante che un operatore del 112 per ogni caserma – sebbene magari a turno – deve occuparsi delle compere al supermercato e dei rifornimenti della dispensa e poi mettersi ai fornelli per assicurare colazione, pranzo e cena ai commilitoni, un mestiere più adatto a un cuoco di professione, in un momento in cui tra l’altro il crimine sta aumentando ma gli uomini e le donne in divisa diminuiscono, tanto che diversi presidi di sicurezza risultano sguarniti o pesantemente sotto organico. È una delle conseguenze della spending review che ha colpito anche la Benemerita.

I generali dello Stato maggiore dell’Arma, non sapendo dove tagliare i costi per risparmiare in fretta, hanno optato tra il resto di intervenire appunto pure sulle vettovaglie. Sino a qualche settimana fa i militari rifocillavano o direttamente in mensa, come nel caso della Compagnia di Merate e Lecco, oppure con la consegna di porzioni preconfezionate da addetti di società di catering o refezione, come avveniva per i distaccamenti territoriali. Adesso però gli unici scampati al razionamento sono gli addetti che lavorano nelle compagnie, tutti gli altri sono obbligati ad arrangiarsi e indossare grembiule da massaia e a fare i conti col portafogli.

Il malumore e l’amarezza tra truppa e graduati serpeggia, il trattamento riservato a chi rischia la vita e già effettua straordinari quotidiani non retribuiti per combattere i malviventi è un boccone amaro difficile da ingoiare. Anche perché non è semplice accordarsi sui gusti, nessuno ha seguito corsi per diventare cuciniere, il pericolo di mal di pancia o di intossicazioni alimentari per banali disattenzioni è alto. Non disponendo di rappresentanti sindacali però nessuno può permettersi di protestare, del resto il loro motto è «Usi obbedir tacendo e tacendo morir» e alla fine digeriranno anche questa decisione, l’ultima di una lunga serie di provvedimenti che sviliscono i fedeli servitori dello Stato.

Di Daniele de Salvo – Fonte: Il Giorno