Sesso con figlia e nipote minorenni: dieci anni a finto papà indemoniato

giustizia processoBrescia, 1 luglio 2014 – Cambiava il tono della voce, parlava in modo irriconoscibile e si diceva posseduto dal demonioPer scacciare il diavolo a suo dire c’era un unico sistema: avere rapporti sessuali con la figlia e la nipote, di 16 e 17 anni. E spesso averli in compagnia della moglie (e madre della figlia) e della cognata, in gruppo. E’ una storia da profondo Medioevo quella che una famiglia residente in città per anni ha custodito al riparo delle mura domestiche. Finché il rischio di una gravidanza indesiderata da parte di una delle giovani ha fatto scattare una segnalazione alla polizia e messo in moto la macchina della giustizia, che nei giorni scorsi ha decretato tre condanne definitive.
I protagonisti della vicenda sono D.T., 55enne bresciano cui sono stati inflitti dieci anni di reclusione, la consorte M.T., 50enne slava e la cognata R.T., 51enne connazionale di quest’ultima, condannate entrambe a cinque anni. Per tutti – ora finiti in cella – la contestazione è di violenza sessuale aggravata. I giudici hanno convalidato la tesi accusatoria sostenuta dalla squadra Mobile e dal sostituto procuratore Roberta Licci (all’epoca dell’indagine a Brescia e poi trasferita altrove, ndr). Ovvero che l’uomo di casa, nessuna occupazione se non lavoretti saltuari, dal 2000 al 2005 ha plagiato quattro donne: la moglie, la di lei sorella, la figlia e la nipote. Donne convinte a fare l’indicibile, singolarmente e in gruppo, per consentire al capofamiglia di depurarsi dal male con la emme maiuscola, il demonio.

La scusa avanzata dal 55enne, che si fingeva posseduto terrorizzando le ragazzine e le rispettive madri, era chesolo il sesso con loro avrebbe consentito alla pace di tornare a regnare sovrana. I poliziotti hanno iniziato ad occuparsi dell’incredibile storia dieci anni fa, quando sono stati contattati da un ginecologo che aveva visitato la nipote del bresciano. La ragazzina, all’epoca 17 anni, aveva bisogno di una consulenza perché temeva di essere rimasta incinta ma si era rifiutata di rivelare chi fosse il potenziale padre. Un mistero chiarito dagli investigatori, le cui indagini hanno appunto permesso di appurare che D.T. abusava a piacimento delle due vittime fingendosi indiavolato, minacciandole di morte e per essere più credibile mutando anche il timbro di voce. Complici delle brutali violenze anche la moglie e la cognata, che spesso costringevano le minori a riti orgiastici.

di Beatrice Raspa

Fonte Il Giorno