Yara, la verità si cerca nell’auto di Bossetti

yara1 Luglio. – Iniziate oggi a Parma, in contraddittorio tra le parti quindi anche alla presenza dei consulenti nominati dalla difesa e dalla famiglia della vittima, le analisi da parte degli esperti dei carabinieri Ris delle auto (una Volvo grigia familiare) e del furgone Iveco di Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Elementi scientifici le cui risultanze andranno ad affiancare gli indizi nei confronti del 44enne muratore e si uniranno all’analisi di quanto sequestrato, di recente, in casa e nella legnaia dell’indagato.

In particolare l’attenzione dei carabinieri si focalizzerà sul furgone, uno simile è stato inquadrato da una telecamera in un orario compatibile con la scomparsa della 13enne di Brembate Sopra, e su due piccoli coltelli trovati tra gli attrezzi di Bossetti. Coltellini, viste le piccole dimensioni, che potrebbero combaciare con l’arma descritta dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo per colpire più volte la ragazzina. Difficile però ipotizzare che, a quasi quattro anni di distanza, Bossetti abbia conservato il coltello con cui avrebbe ferito la 13enne. «Abbiamo deciso di non presentare istanza di riesame per una precisa strategia processuale», ha affermato Claudio Salvagni, l’avvocato di Massimo Giuseppe Bossetti, arrestato per l’omicidio di Yara Gambirasio. E ancora: «Prendendo le mosse da quello che ci dice il nostro cliente, ossia che è innocente e che ha intenzione di dimostrarlo – ha spiegato il legale – noi preferiamo che tutte le nostre carte vengano giocate in un futuro dibattimento e che quindi arrivino a questo giudice senza un preventivo vaglio di un altro giudice, quindi con già una sorta di “bollino”. Bossetti ha dichiarato la sua innocenza fin dall’inizio, continua a farlo, non desidera scorciatoie processuali, nonostante noi gli abbiamo prospettato altre possibilità». «Dalle perizie – ha sottolineato l’avvocato di Bossetti – sembrerebbe che la povera Yara sia morta per cause sopraggiunte, quindi anche tecnicamente ci sono strade che possono scongiurare la pena più grave. O anche la scelta dei riti, come un rito abbreviato che ha la sua premialità. Ma nell’ottica di raggiungere la verità vera è chiaro che dobbiamo intraprendere la strada più lunga e difficile. Bossetti vuole dimostrare la propria innocenza». Insomma, tra prove del dna, intercettazioni, e telecamere di sorveglianza, l’impainto accusatorio della procura di Bergamo sia «definito». Ma se si prendono in esame invece le indagini difensive tutto sembra cambiare. Ma cosa cercano gli investigatori nei mezzi di Massimo Giuseppe Bossetti? Le impronte digitali di Yara Gambirasio (che sarebbe salita nell’auto del presunto killer) oppure tracce ematiche dell’indagato o della ragazzina di 13 anni trovata senza vita a Chignolo d’Isola dopo tre mesi e mezzo dalla scomparsa. L’unica «certezza» da parte della difesa è che il muratore si dichiara innocente fin dal primo giorno: «Non ho mai conosciuto Yara e non capisco come sia possibile che il mio dna sia sui suoi slip». Intanto, comunque, vanno avanti gli esami scientifici anche sui computer sequestrati e sulle pennette usb trovate nell’abitazione di Mapello, dove gli investigatori hanno anche portato via gli arnesi che l’indagato conservava in un garage e in un box nhascosto dietro casa. Tutti esami che prederanno il via stamattina alla presena dei consulenti nominati dalla difesa del muratore, che dalla cella di isolamento di Bergamo continua a professari innocente.

Aug. Par. – Fonte: Il Tempo