Le zingarelle al «lavoro» in stazione portano a casa 6mila euro al giorno

polizia stazione termini2 luglio 2014 – Puntano il turista disorientato, lo scortano fino alla biglietteria o all’edicola, si fanno consegnare i soldi per il pagamento e poi pretendono la mancia, altrimenti scattano le minacce: l’elemosina diventa estorsione alla stazione Termini di Roma, dove il traffico di arrivi e partenze è gestito da tre bande che si dividono (e si litigano) la clientela guadagnando con la cresta su biglietti o altri acquisti.

Chi vede tutto, ed ha contezza del giro d’affari che ruota attorno a questa pessima accoglienza, sono gli edicolanti, che durante il giorno in media ogni venti minuti cambiano le monetine dei vari incassi, per esempio nel caso delle zingarelle, la maggior parte minori, che si occupano dello stalking alle biglietterie self service «arriviamo a scambiare 150, 200 euro al giorno ciascuna – si sfoga Anna Toscani, dall’edicola all’ingresso della stazione – è uno scandalo che conoscono tutti, lo abbiamo denunciato più volte: su un biglietto ci guadagnano più di noi, che invece paghiamo 4.950 euro di affitto per 12 metri quadrati».

Raccolta la segnalazione degli edicolanti, ci siamo appostati nei luoghi strategici che, quotidianamente, rappresentano la piazza di guadagno di questo esercito di abusivi. Tre bande, dicevamo: giù nel tunnel della metro, dove ormai tutti conoscono le nomadi, che si dicono minorenni, specializzate nello scippo; in superficie, davanti alle scale mobili centrali che conducono ai binari, quattro uomini con accento del sud, propongono taxi e guide turistiche; infine tra l’ingresso e l’interno della stazione, lato piazza dei Cinquecento, ogni macchinetta fai-da-te è controllata dalle zingarelle, in tutto una trentina, vestite con abiti casual, che adescano i viaggiatori con la scusa di fornire indicazioni. Questa volta all’interno dell’edicola ci siamo anche noi: due inglesi sulla cinquantina sono già stati istruiti sugli abbonamenti giornalieri, la nomade – capelli biondi raccolti, maglietta nera, sembra una turista – porge all’edicolante i 20 euro che i clienti le avevano già messo in mano, ne riconsegna una parte requisendone 5 («cinque»!) e se ne va. Passano cinque minuti, è il turno di una ragazza, italiana dall’accento del nord, si avvicina all’edicola mentre il fidanzato è al bar, non ha neppure il tempo di chiedere «come funziona coi biglietti della metro» che un’altra ragazzina nomade le si piazza davanti: «Fai due giornalieri conviene, aspetta lì chiedo io». La turista paga in fretta e si allontana, ma la zingarella la segue, alza un dito, «1 euro, ti ho aiutato, 1 euro», l’altra continua a camminare, «non ho nulla mi spiace», accelera il passo, ma il pedinamento continua, fino a che il ragazzo le raggiunge e la fa finita: pagando la monetina. Loro però non si accontentano mai: «No quelli, voglio quelli», indica un’altra rom ad un signore che oltre alle monete tiene in mano le banconote. L’assedio è martellante, gli incassi molto alti. «Cambiano soldi in continuazione, fanno tra i 150 e i 200 euro al giorno, per trenta quanto fa? (6.000 euro, ndr) – continua Anna – ci fanno scappare via i clienti, la settimana scorsa alcuni turisti stavano guardando le guide e se ne sono andati perché infastiditi, siamo lasciati a noi stessi, è possibile che tutti, Comune, Polfer, Trenitalia, Grandi Stazioni, facciano finta di niente?». Ci spostiamo vicino al binario 1. Un altro edicolante, Fabrizio Busciolano, si sfoga: «Io i soldi non glieli cambio, parliamo di gruppi organizzati non di persone bisognose che fanno l’elemosina. È un pessimo biglietto da visita per la città».

di Erica Dellapasqua

Fonte Il Tempo