Caso “Bimbo di Padova”, chiesti 2 anni per la mamma. Chiesta anche la condanna per i nonni

bimbo padovaCITTADELLA, 5 Luglio. – . Maltrattamenti psicologici e morali al papà, il pubblico minstero Federica Riente ha chiesto la condanna a 2 anni per la mamma e ad un anno ciascuno per i nonni materni. Il giudice leggerà la sentenza il 15 luglio. La famiglia è suo malgrado famosa, visto che il figlio è il bambino conteso di Cittadella, il cui affidamento è rimpallato più volte da uno all’altro genitore per decisione del giudice. La storia era venuta alla luce nell’ottobre 2012, quando venne trasmesso (dai principali telegiornali nazionali e descritto da tutti i quotidiani) un video in cui il bimbo veniva prelevato, in modo violento, dalla scuola per applicare l’ordinanza di allontanamento dall’ambiente materno.

Ieri in tribunale a Padova era in programma l’ennesima udienza di uno dei processi che vede indagati a volte il papà e a volte la mamma, visto che ci sono diverse denunce incrociate. I fatti contestati sono riferiti agli anni dal 2007 al 20 dicembre 2010. Il processo si basa sulle accuse che muove il padre verso l’ex compagna e i suoceri. L’avvocato difensore degli imputati si è detto in aula stupito delle richieste di condanna, chiedendo al giudice l’assoluzione visto che le accuse sono “insussistenti, trattandosi solo di normali litigi tra i coniugi”.

«Mio figlio si era sempre dimostrato positivo e affettuoso nei miei confronti», ha raccontato in aula il padre. «Il rapporto si è guastato dopo la separazione tra me e mia moglie avvenuta tra giugno e luglio del 2004. Un lungo contenzioso che si è trascinato fino all’anno scorso, quando il bimbo mi è stato affidato. Accuso la mia ex moglie di aver violato gli incontri con me». Il padre ha poi raccontato di quel giorno di Natale in cui è stato costretto a consegnare il regalo al figlio davanti al garage dell’abitazione dove la mamma e il piccolo vivevano, senza che gli fosse data la possibilità di salire in casa. Il pacco era stato scartato dal piccolo lì, davanti al box. «Nell’estate del 2008 erano in vacanza a Marina di Massa» racconta ancora il papà «mio figlio era spesso insofferente e a disagio. Quando gli ho regalato un secchiello l’ha preso a calci. Per raggiungere il loro ombrellone sono dovuto passare per la spiaggia libera a fianco dello stabilimento balneare. Nell’agosto del 2008 mio figlio, influenzato dalla mamma, mi ha preso a calci e pugni e poi al telefono mi ha detto “Papà, non capisci un picchio”. Il genitore ha poi ricordato di quel gesto che gli ha spezzato il cuore: davanti alla stazione ferroviaria di Cittadella, dov’era in programma l’incontro con la mamma, suo figlio gli aveva sputato addosso.
Di Carlo Bellotto – Mattino di Padova