Le vittime della parte civile

tribunaleCaso Ferulli – A MIlano quei poliziotti sono innocenti, lo dice la sentenza del tribunale

Roma, 6 luglio 2014 – Non vi sarà mai giustizia quando si parla di morte, quando l’epilogo di una triste vicenda passa attraverso le fredde pareti di una bara.
Nessuno mai deve gioire della morte di alcuno e abbandonarsi al giubilo della vittoria per la sentenza di assoluzione dei quattro agenti di Milano, responsabili per la procura lombarda della morte di Michele Ferulli il 30 giugno 2011.
Non possiamo però negare che i sostenitori della polizia violenta siano rimasti delusi dalla sentenza così come quei giornalisti che non hanno fatto altro che alimentare con i loro pezzi quel senso di sfiducia nei confrotni delle divise.
Oggi questi presunti colpevoli, innocenti, sono l’emblema di quanto si cerchi di influenzare l’opinione pubblica per ragioni politico culturali in barba al principio di innocenza che il nostro sistema garantisce, o dovrebbe garantire, fino a sentenza passata in giudicato.
Il caso Ferulli segue quel filone giudiziario nato dalla tristissima vicenda Aldrovandi di Ferrara che ha aperto la strada a una corrente inquisitoria che se dall’uso delle manette da parte delle forze di polizia deriva la morte dell’arrestato non si può evitare un calvario mediatico giudiziario per gli Agenti stessi, che come abbiamo visto non è scontato.
Nonostante gli attori principali siano differenti quelli secondari sono sempre i medesimi. L’Avvovato Anselmo ad esempio, che dopo aver fatto ottenere alla famiglia Aldrovandi oltre un Milione di Euro di risarcimento dal Ministero degli Interni, è considerato un luminare in Italia nei casi di “Malapolizia Violenta”.
Ci sono anche i rappresentanti delle associazioni per i diritti e contro gli abusi di polizia di cui ad esempio Lucia Uva, Ilaria Cucchi, la stessa Patrizzia Moretti madre di Federico Aldrovandi, fanno parte e non lesinano certo la loro presenza e i loro spesso piccati commenti sempre autorevoli e che tutti i giornalisti vanno a ricercare.
Dopo il risarcimento milionario per Federico Aldrovandi, mai avuti così cospicui in casi di quel tipo, la sensazione che scatrurisce è che chi si costituisce parte civile ritenga che è sempre bene provarci, non si sa mai che qualche millioncino arrivi anche per qualcun’altro.
Nessuno vuole negare loro il diritto alla chiarezza, nessuno vuole favorire l’abuso di polizia, nessuno vuole certamente negare il diritto alla verità ma non possiamo nemmeno negare a favore delle sole parti civili la nascita di altre vittime come sono state in quest’ultima vicenda quei quattro poliziotti di Milano.
Bisogna evitare speculazioni e vittime su altri fronti perchè se da un lato i cittadini devono pretendere onestà e capacità operative da parte delle forze dell’ordine gli stessi non devono fare scempio degli uomini in divisa cavalcando le ali della gratuita indignazione che spesso si trasforma in semplice delazione, ritenendo le sentenze un semplice corollario.
Certo non è solo colpa loro, del resto il sistema si è messo d’impegno a regalare la sensazione che la giustizia si possa ottenere solo attraverso il clamore e l’indignazione mediatica, la trasparenza forse è spesso deficitaria così come l’efficenza della nostra giustizia ma non è la scusa per distruggere gratuitamente le vite di quattro poliziotti ritenuti poi innocenti.
E’ ora di dire basta a questo “provarci”, anche da Varese e dal caso Uva si sta evidenziando, vedremo gli esiti, che troppe volte è solo il clamore mediatico a dover muovere i fili della giustizia senza il supporto di fatti concreti. Un costo in termini politici, umani e giudiziari inaccettabili!
E’ ora di mettersi al riparo non solo tramite l’addestramento delle nostre forze dell’ordine ma attraverso l’immediata installazione di telecamere sulle pattuglie, sulle divise per non creare un caso mediatico, come quello Ferulli, basato su immagini rubate dove ancora non è chiaro se un guanto era uno sfollagente e se uno schiaffo era solo un gesto di stizza.
La giustizia non può permettersi di fare altre vittime e dobbiamo tutti, a partire dalle forze dell’ordine e dalle loro dotazioni ma anche attraverso la carta stampata, fare in modo che la stessa sia sempre vera, reale e sostanziale e che non si trasformi mai, su nessun fronte, in squallida speculazione di parte.

by Spirit of the Night