Addio a Shevardnadze, protagonista della Perestrojka

eduard-shevardnadze.siTbilisi (Georgia), 7 luglio 2014 – Ultimo ministro degli Esteri dell’ex Urss e uno dei protagonisti della Perestrojka, ex presidente della Georgia al centro di polemiche nelle ultime elezioni del 2 novembre 2003 che hanno registrato la sua fine e la vittoria del suo successore Michail Saakashvili. Eduard Shevardnadze, 86 anni, morto oggi dopo una lunga malattia, verra’ ricordato soprattutto per il suo ruolo nella fine della Guerra Fredda e per essere stato uno dei ‘padri’ intellettuali della Perestrojka.
  Nel 1985, in seguito all’elezione di Michail Gorbaciov a leader dell’Unione Sovietica, Shevardnadze venne nominato ministro degli Esteri, nell’ambito dell’inserimento nel governo di giovani riformisti, in sostituzione di Andrej Gromyko, detentore della carica da 28 anni. Con la cosiddetta Dottrina Sinatra, in politica estera, che consentiva ai paesi dell’Est di scegliere liberamente la propria strada, senza influenze violente da parte dell’Urss, riusci’ a impedire interventi armati in presenza di movimenti popolari di protesta nei paesi del blocco comunista, contravvenendo al principio leninista di solidarieta’ internazionalista fra le forze socialiste mondiali.
  In contrasto con le politiche economiche di Gorbaciov, si dimise nel dicembre 1990 prima fallito del colpo di Stato nell’agosto 1991 per rovesciare il presidente russo. Nel novembre 1991 fu nominato nuovamente ministro degli Esteri, ma si dimise insieme a Gorbaciov il mese seguente, quando l’Unione Sovietica fu formalmente sciolta.
  Dopo il collasso dell’Urss torno’ in Georgia e divenne presidente nell’ottobre del 1995 per l’Unione dei Cittadini della Georgia. Venne sconfitto e deposto dalla cosiddetta Rivoluzione delle Rose il 23 novembre 2003 quando l’opposizione costrinse il presidente a dimettersi a fronte all’accusa di presunti brogli elettorali. Nel Paese scesero in piazza migliaia di manifestanti che dopo una pacifica invasione del Parlamento costrinsero Shevardnadze a presentare le dimissioni per scongiurare una nuova guerra civile. 

AGI