Genitori alle slot, figli in parcheggio. Sale Bingo con servizio baby sitter

ludopatia slot7 luglio 2014 – Venerdì sera, Cesano Maderno (Monza). Sono appena le 20.30, ma davanti al Bingo Real di via Volta, l’ex cinema di paese trasformato in un locale per il gioco, c’è un gran viavai. Coppie giovani e anziane, gruppi di amici. Perché quella sera, per chi gioca, pizza e bibita sono in promozione a due euro. Dall’ingresso passa anche una mamma, poco più che trentenne, con accanto la figlia di sette anni. Nonostante sulla porta sia affisso un cartello che vieta l’accesso ai minori. Esce dall’ex cinema con in mano un piatto di patatine fritte da cui spiluccano entrambe. «Vengo qui ogni tanto – dice -. Una volta al mese. Non ci trovo niente di male, è un modo come un altro per passare un’oretta, non di più. E con un po’ di fortuna si porta a casa qualche soldo. Mia figlia resta con la babysitter e io gioco».

 Un adolescente: «Praticamente sono cresciuto qui»

Le sale per bambini con annessa assistente sono un «servizio» che molte sale Bingo hanno offerto fino a qualche anno fa. Dal 2007, però, è vietato per legge l’accesso dei minori ai locali da gioco. Risultato: molti spazi per i piccoli hanno chiuso. Ne sono rimasti aperti alcuni, come quello di Cesano Maderno, dove i locali sono più separati. La sala Bingo è al piano terra, quella per i bimbi al primo. L’atrio però è lo stesso. C’è poca luce, odore di fumo. Sulla destra una fila di slot machine. I piccoli devono percorrere solo pochi passi prima di salire verso il «loro» spazio. «Ma io non ce li porterei mai i miei figli – dice Manuel (nomi di fantasia), uno dei clienti del Bingo, impiegato in una concessionaria del Varesotto -. Non vorrei che si abituassero al gioco, non è un ambiente adatto». Per sua suocera, invece, seduta al tavolo con lui e la moglie, non ci sarebbe nulla di male: «Vengo spesso a giocare e vedo molti genitori che lasciano i bambini – racconta la signora -. La babysitter è tanto brava». Lavora lì da sei anni. Tutti i giorni tranne il giovedì, dalle 17 alle 23. «Tempo fa seguivo anche 40 bambini a sera, eravamo in due – dice -. Adesso la media è una quindicina, soprattutto nel weekend. Vengono da tutta la regione e qualcuno anche dalla Svizzera, perché siamo uno dei pochi Bingo a offrire questo servizio». Luca ha 14 anni, viene da Senago (Milano). È l’unico della sua età, gli altri tre «ospiti» parcheggiati lì quella sera hanno dai cinque ai sette anni. Colorano delle figure attorno a un tavolino. Nella sala, una specie di mansarda, non c’è molto altro: poltrone sgualcite di finta pelle, un televisore, luci fioche. «Praticamente sono cresciuto qui, ci vengo da quando ho cinque anni – racconta -. I miei genitori amano il Bingo: per me sono soldi buttati, per loro è uno svago».

 «La responsabilità è dei genitori»

«Situazioni come queste sono a dir poco discutibili. Le ricerche dimostrano che oltre la metà dei giocatori patologici hanno avuto genitori dediti all’azzardo» afferma Matteo Iori, presidente di Conagga (Coordinamento nazionale dei gruppi d’aiuto per giocatori d’azzardo). «Una sala bimbi esterna al Bingo è consentita – fanno sapere dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli -. Ma dovrebbe stare alla responsabilità del gestore e dei genitori tenere lontani i minori dal mondo del gioco». Eppure anche a Lovere, sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo, si respira la stessa promiscuità. In un tipico sabato sera alla «Marina del porto», ristorante e discobar con annessa sala gioco e un sito internet che parla chiaro (www.bingolovere.it), famiglie, giocatori e bambini condividono gli stessi spazi. Anche qui ingresso unico: bar, bancone che vende gratta&vinci e lotterie, saletta slot e accesso alla sala Bingo. Di sopra c’è il ristorante e lungo il corridoio che porta a un’altra area slot c’è lo spazio del «baby parking». «Molti bimbi sono qui con le famiglie per la cena, ma capita spesso che ce li lascino anche i giocatori del Bingo. Me ne accorgo quando vedo che al ristorante non c’è più nessuno e con me ci sono ancora diversi ragazzini – spiega Laura, studentessa di Lingue e ogni sabato sera baby sitter per il locale -. Non c’è niente di male, i bambini sono qui che si divertono». Nel frattempo Viviana Beccalossi, l’assessore della Regione Lombardia che si occupa di ludopatie, annuncia verifiche anche attraverso le Asl: «Vogliamo capire meglio se questi servizi rispettano la legge».

di Alessandra Dal Monte e Isabella Fantigrossi

Fonte Il Corriere della Sera