Si oppone al pizzo, commerciante ucciso, bruciato e chiuso in un sacco

serchièMacerata, 7 Luglio. – Era scomparso il 18 giugno scorso, dopo aver fatto una consegna. Doveva andare da un altro cliente a poche centinaia di metri ma lì non è mai arrivato. Alle 8 il suo cellulare era già muto. Ieri l’epilogo: il corpo di Pietro Sarchiè, 62 anni, originario di Porto San Giorgio ma residente da tempo a San Benedetto del Tronto, è stato trovato dai carabinieri in una zona isolata nelle campagne di San Severino Marche, semi carbonizzato e con un colpo di pistola alla testa. Una vera e propria esecuzione che contrasta con la vita apparentemente senza ombre dell’uomo. Nessuna traccia del suo furgone, nè del suo cellulare. Sarchiè lavorava da 30 anni in quella zona del Maceratese, dove aveva clienti fissi. Il giorno della scomparsa si era alzato come sempre all’alba, aveva fatto rifornimento di pesce ed era partito. Una pausa per un caffè, la testimonianza di una cliente e l’immagine del suo furgone catturata da un autovelox sono le ultime tracce che ha lasciato di sè. 

LA TELEVISIONE
La famiglia, che si è rivolta anche alla trasmissione ‘Chi l’ha visto?’, ha escluso subito un allontanamento volontario. Gli investigatori hanno ipotizzato dapprima che l’uomo fosse rimasto vittima di un incidente, ma quando le ricerche del furgone non hanno dato esito, le indagini sono ripartite stavolta con un’altra prospettiva: quella del sequestro di persona o della rapina. Le battute, soprattutto a piedi, dell’area hanno ripreso quota e ieri, in località Valle dei Grilli, particolarmente impervia, la macabra scoperta dei resti, che erano infilati in un sacco di plastica per la spazzatura e sotterrati sotto un cumulo di terra e un materasso. Il cadavere era in avanzato stato di decomposizione, con la parte superiore carbonizzata – in un tentativo mal riuscito di bruciare il corpo – e le braccia mancanti, probabilmente per lo scempio fatto dagli animali selvatici. Sarchiè è stato riconosciuto grazie alla fede nuziale e agli abiti. Il procuratore capo Giovanni Giorgio parla di «particolare accanimento», di un delitto anomalo e «anche simbolico», non volendo rivelare nulla, però, riguardo a quest’ultimo particolare, che potrebbe essere la chiave del delitto. 

LA VIOLENZA
Forse l’assassino, o gli assassini, si sono accaniti sul corpo lasciando una «firma», in un gesto di spregio. Le indagini, condotte dai carabinieri del Reparto operativo di Macerata guidati dal col. Leonardo Bertini, prendono in considerazione tutte le ipotesi: dal delitto passionale a quello di natura economica, legato all’attività di Sarchiè, un piccolo commerciante che non si era certo arricchito con il suo lavoro ma che potrebbe comunque essere rimasto vittima di un tentativo di estorsione (il pizzo, da parte di un’organizzazione criminale) al quale non si sarebbe piegato. La famiglia ha escluso che l’uomo avesse contrasti con qualcuno o che fosse stato minacciato, e fino all’ultimo aveva sperato di poterlo riabbracciare. L’autopsia sul corpo sarà eseguita mercoledì dal medico legale Adriano Tagliabracci.
Fonte: Il Messaggero